Il Segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha lanciato mercoledì una dura critica contro il regime cubano da Manila, Filippine, dove partecipa alle riunioni ministeriali dell'ASEAN.
In dichiarazioni raccolte dal profilo ufficiale su X del Dipartimento di Stato, ha affermato che «il maggiore problema di Cuba è che il suo regime è un disastro, il suo modello economico non funziona e coloro che dirigono il paese non sanno cosa stanno facendo».
Il capo della diplomazia statunitense rispondeva così a una domanda su se Washington cerchi un cambio di regime attraverso un collasso economico o consideri un'opzione militare.
Rubio ha scartato entrambe le strade e ha ribadito che l'obiettivo è «una Cuba dove il popolo cubano possa vivere con prosperità, sicurezza e una vita migliore, come fanno i cubani in qualsiasi parte del mondo quando escono dall'Isola».
Successivamente identificò due cause fondamentali della crisi cubana.
La prima è un sistema economico che, secondo le sue parole, «non esiste in nessun altro posto al mondo, è completamente obsoleto e semplicemente non funziona», e che costringe la popolazione ad abbandonare il paese.
La seconda è l'interruzione della fornitura di petrolio gratuito proveniente dal Venezuela. Su questo punto, Rubio ha rivelato un dato significativo: circa il 60% del greggio che Cuba riceveva gratuitamente non veniva destinato alla rete elettrica, ma veniva rivenduto per ottenere valute estere.
Il segretario di Stato è stato ancora più diretto nel spiegare la logica del regime: «Temono la prosperità economica perché sanno che, con maggiore benessere e più libertà economiche, perderebbero il controllo sulla popolazione».
Ha anche avvertito che Cuba ha perso tra il 10 % e il 15 % della sua popolazione dal 2021 a causa della cattiva gestione del governo, cifra che coincide con i dati ufficiali dell'Ufficio Nazionale di Statistiche e Informazioni, che registrano una diminuzione da 11,18 milioni di abitanti nel 2021 a meno di 10 milioni nel 2024.
Il funzionario ha annunciato che gli Stati Uniti hanno già iniziato a inviare oltre 100 milioni di dollari in aiuti umanitari a Cuba, che saranno distribuiti esclusivamente da enti non governativi all'interno dell'Isola.
Il primo carico è partito da Miami su un aereo di 7Air Cargo ed è arrivato all'Avana martedì.
Il pacchetto totale è suddiviso in 60 milioni di dollari per la Chiesa Cattolica e 40 milioni per organizzazioni non governative indipendenti, con una copertura stimata tra 100.000 e 120.000 famiglie.
Il regime cubano, da parte sua, ha respinto l'aiuto definendolo un «atto opportunista» e una «manipolazione politica» e ha richiesto che qualsiasi assistenza passi attraverso i suoi canali ufficiali.
Questa postura illustra, secondo Rubio, il problema di fondo: «Coloro che oggi sono al potere devono decidere se vogliono progredire verso un futuro migliore. E, sfortunatamente, in questo momento non vogliono farlo».
Le dichiarazioni di mercoledì si inseriscono in un'escalation sostenuta di pressione diplomatica.
In maggio, Rubio calificò Cuba come uno Stato fallito che «non può essere sistemato con l'attuale sistema politico» e annunciò sanzioni contro GAESA e, successivamente, contro CUPET.
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