
Luis Alberto Ramírez Katungo, ha pubblicato su Facebook un testo intitolato «L'utopia che non è mai esistita», in cui smonta con ironia e analisi filosofica la metafora che Miguel Díaz-Canel ha usato lunedì per rispondere se Cuba può uscire dalla crisi.
Il detonatore è stata un'intervista che Díaz-Canel ha concesso al canale russo RT en Español, dove, di fronte alla domanda sul futuro del paese, ha ricorso a un'immagine poetica invece di offrire un piano concreto: «L'utopia è all'orizzonte. Quando camminiamo due passi, l'utopia retrocede di due passi. E l'orizzonte si sposta in dieci passi. A cosa serve l'utopia? Per camminare. Direi che la speranza è la stessa cosa». La frase parafrasa una citazione del cineasta argentino Fernando Birri, resa popolare dallo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano nel suo libro El libro de los abrazos (1989).
Katungo non tardò a sottolineare la contraddizione di fondo: «A mio avviso, questa è una delle affermazioni più assurde che abbia sentito da molto tempo, perché apparentemente chi la pronuncia non comprende il significato della parola utopia».
Nella sua riflessione ricorda che il termine proviene dal greco e significa «non luogo» o «il luogo che non esiste», e che sia l'utopia che l'orizzonte condividono una caratteristica essenziale: nessuno dei due può essere raggiunto. Questa è, precisamente, l'essenza della metafora, non una rivelazione filosofica.
«Paradossalmente, con quella frase sembra ammettere che la cosiddetta Rivoluzione Cubana persegue un obiettivo impossibile. Se la rivoluzione è un'utopia, allora è come arare in mare, tentare di raggiungere il cielo senza ali o lanciarsi in un abisso aspettandosi che la gravità smetta di esistere», scrisse Katungo.
La pubblicazione si aggiunge a una valanga di reazioni critiche che la frase ha scatenato sui social media, dove migliaia di cubani hanno risposto con indignazione e sarcasmo.
La storica e attivista Alina Bárbara López Hernández, che rimane sotto arresti domiciliari da giugno 2024, ha anche reagito con fermezza alle parole del governante: «Il leader politico che vuole essere rispettato deve meritarselo. Il rispetto non si esige, si guadagna. Nessuno come il presidente cubano per dire stupidaggini in tono pomposo».
Il contesto in cui Díaz-Canel ha utilizzato quella metafora aggrava il contrasto tra il discorso e la realtà. Nella stessa intervista con RT ha riconosciuto che da sei mesi non arriva una nave di carburante a Cuba —tranne una russa—, che il paese produce appena 40.000 barili al giorno rispetto a un bisogno di tra 90.000 e 110.000, e che l'approvvigionamento venezuelano è crollato dopo la cattura di Nicolás Maduro nel gennaio 2026.
A questo si aggiunge che il 96,91% della popolazione non aveva accesso adeguato a cibo nel maggio del 2026, secondo il Food Monitor Program, e che il salario minimo a Cuba equivale a meno di cinque dollari mensili al cambio informale, mentre l'economia ha accumulato una caduta superiore al 15% dal 2020.
Katungo ha chiuso il suo testo con una sentenza diretta: «Il regime cubano cerca la chimera d'oro, ma l'unica cosa che ha trovato —e continua a trovare— è povertà, desolazione e tristezza».
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