Madre cubana citata dal MININT per 'intervista': «L'eufemismo per non dire 'interrogatorio'»

Madre cubana Zea GiselleFoto © Facebook / Zea Giselle

La madre cubana Gisselle Ordóñez Milián, conosciuta sui social come Zea Gisselle, ha denunciato questo mercoledì su Facebook di aver ricevuto una Cédula de Citación ufficiale dal Ministero dell'Interno (MININT) che la convoca a presentarsi giovedì 16 luglio alle 10:00 presso il Capo del Gruppo Settore PNR Cocosolo Zamora, nella 6ta Unità della Polizia Nazionale Rivoluzionaria di Marianao.

Il motivo indicato nel documento ufficiale è «Intervista», termine che la stessa Gisselle ha smontato senza mezzi termini: «Dicono 'Intervista', l'eufemismo per non dire 'Interrogatorio'. Comunque, domani siamo lì».

La cédula, emessa a nome della vicina del quartiere Zamora nel municipio di Marianao, L'Avana, avverte che chi non si presenterà senza giustificazione sarà multato con fino a cento quote e, di fronte a una seconda convocazione, potrà essere condotto con la forza e accusato penalmente, conformemente all'articolo 72.1 della Legge sul Processo Penale.

Facebook / Zea Giselle

Organizzazioni come Cubalex hanno documentato che l'uso dell'«intervista» come motivo di citazione è un meccanismo repressivo sistematico: sebbene quel termine non sia contemplato come causa obbligatoria di comparizione nella legislazione cubana, le conseguenze legali derivanti dall'inosservanza ne fanno un interrogatorio coercitivo mascherato da procedura amministrativa.

Gisselle non ha trascurato una coincidenza che ha definito «comiquissima»: lo stesso giorno in cui ha ricevuto il documento, il suo quartiere si è svegliato con elettricità, acqua, copertura mobile e connessione dati contemporaneamente, qualcosa che, secondo lei, non era accaduto in più di un mese. «Oggi il mio quartiere si è svegliato con elettricità, acqua, copertura mobile e connessione dati contemporaneamente... comiquissimo, peraltro, perché è da più di un mese che non avevo né l'una né l'altra, e meno ancora due di esse insieme nello stesso intervallo di tempo», ha scritto.

La citazione arriva dopo settimane di crisi estrema a Zamora. Dal 9 luglio, il quartiere era rimasto in un blackout continuo, senza acqua, senza combustibile per cucinare e senza comunicazioni mobili. In un post di quel giorno, Gisselle ha descritto la situazione: «Senza acqua da 4 giorni, senza elettricità da più di 24 ore, senza combustibile per cucinare. E per finire, incomunicati e isolati: né copertura mobile, né connessione dati».

Non è la prima volta che le autorità ricorrono a questo meccanismo contro le voci del quartiere. A giugno, Gisselle ha denunciato l'arresto della sua vicina Yansis Valladares, arrestata per aver chiesto cibo per suo figlio e convocata anche tramite una citazione di «intervista» alla stessa 6a Unità PNR di Marianao. A marzo, dopo proteste con falò e cacerolazos a Zamora, diverse madri del quartiere hanno ricevuto citazioni simili.

La pressione su Gisselle si inserisce in un quadro repressivo più ampio. Secondo i dati dell'Osservatorio Cubano dei Diritti Umani raccolti da Infobae, il regime ha accumulato 1.949 azioni repressive nel primo semestre del 2026, comprese 257 detenzioni arbitrari, in un contesto di repressione intensificata in occasione del quinto anniversario dell'11J.

Gisselle da mesi documenta pubblicamente la crisi a Zamora e la risposta repressiva dello Stato. A maggio ha descritto il suo quartiere come una zona di guerra e a giugno ha lanciato un avvertimento che riassume la sua posizione: «Negoziate e accordatevi, che siamo in ritardo».

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