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La presidente incaricato del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha nominato a José David Cabello -fratello del ministro dell'Interno e figura chiave del chavismo, Diosdado Cabello- come presidente della Petroquímica de Venezuela (Pequiven), la principale azienda statale del settore petrochimico del paese, in un'azione che consolida ulteriormente il controllo della famiglia Cabello sulle risorse strategiche venezuelane.
L'annuncio è stato fatto da Rodríguez tramite il suo account ufficiale su X, dove ha scritto: «Ho nominato José David Cabello nuovo presidente di Pequiven, che assume la responsabilità di continuare a rafforzare questa azienda strategica per lo sviluppo petrochimico, industriale e produttivo del nostro paese».
La nomina segna la fine di 18 anni di José David Cabello alla guida del Servizio Nazionale Integrato di Amministrazione Doganale e Fiscale (Seniat), incarico ricoperto dal febbraio 2008 sotto i governi di Hugo Chávez e Nicolás Maduro.
Lo che Rodríguez presenta come una semplice rotazione di elementi è, in realtà, un nuovo pezzo nel gioco di potere familiare del chavismo: con questa nomina, il clan Cabello controlla simultaneamente il Ministero dell'Interno (Diosdado), il Ministero del Turismo (Daniella, figlia di Diosdado, designata a febbraio) e ora l'azienda petrochimica statale.
Il profilo di José David Cabello non è precisamente quello di un tecnocrate: a maggio 2018, l'Ufficio di Controllo dei Beni Stranieri (OFAC) del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti lo ha sanzionato per corruzione, estorsione e riciclaggio di denaro attraverso il suo stesso Seniat, evidenziando che condivideva guadagni illeciti con suo fratello Diosdado. Anche il Canada lo ha sanzionato per atti di corruzione e violazioni dei diritti umani.
Che un funzionario con sanzioni vigenti della OFAC assuma il controllo di Pequiven solleva serie interrogativi sulla fattibilità delle negoziazioni che il governo ad interim di Rodríguez sta portando avanti con aziende come Chevron, ExxonMobil e Shell per aprire il settore energetico venezuelano al capitale estero, nel contesto della sua collaborazione con l'amministrazione del presidente statunitense Donald Trump.
Il movimento si verifica in un contesto politico e umanitario straordinario.
Rodríguez è presidentessa incaricata da sei mesi dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi il 3 gennaio, e il Venezuela sta attraversando una catastrofe sismica senza precedenti: i terremoti del 24 giugno hanno causato oltre 3.535 morti e 16.740 feriti secondo le cifre ufficiali, con decine di migliaia di persone senza casa.
Nella stessa giornata di martedì, Rodríguez ha annunciato altri cambiamenti nel gabinetto economico: ha designato Calixto Ortega Sánchez - fino ad allora vicepresidente economico e rappresentante venezuelano presso il Fondo Monetario Internazionale - come presidente del Banco de Venezuela e ha nominato Alejandro Puglia alla guida del Centro Internazionale di Investimento Produttivo.
Per coprire il posto lasciato da José David Cabello al Seniat, Rodríguez ha nominato Román Maniglia, fino ad allora presidente del Banco de Venezuela, a cui ha affidato «il rafforzamento della riscossione, la disciplina fiscale e lo sviluppo economico».
Questi cambiamenti si aggiungono a quelli di domenica 5 luglio, quando Rodríguez ha nominato l'ingegnere Francisco Garcés come ministro dei Trasporti in sostituzione di Jacqueline Faría, alla quale ha affidato il recupero delle abitazioni e delle infrastrutture danneggiate dai sismi.
Il pattern è chiaro: mentre il Venezuela affronta la sua peggiore catastrofe sismica in oltre un secolo, Rodríguez continua a riorganizzare il potere economico e strategico dello Stato a favore del cerchio di fiducia del chavismo, con la famiglia Cabello come principale beneficiaria.
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