Una creatrice di contenuti cubana residente in Spagna ha riassunto in poco più di un minuto il dolore condiviso da milioni di connazionali nella diaspora: l'angoscia di aver dovuto abbandonare l'isola, la famiglia spezzata e l'impotenza di fronte a una dittatura che non permette di alzare la voce.
Lesyanis Portilla (@lesyanisportilla) ha pubblicato il 16 giugno un video su TikTok pieno di domande senza risposta che, come ammette lei stessa, si pone da anni. «Sai quante volte mi sono chiesta, perché? Perché ho dovuto mettere tutti i miei ricordi, la mia infanzia in una valigia ed emigrare», dice all'inizio della registrazione.
La cubana enumera le perdite che ha comportato la decisione di partire: sua madre, sua figlia, sua nonna e i suoi fratelli, tutti sono rimasti a Cuba. «Perché ho dovuto lasciare un paese a causa di una dittatura?», domanda con la voce rotta.
Portilla descrive anche lo stigma che si porta dietro ogni volta che si presenta a qualcuno all'estero. «Perché quando parliamo di essere cubano suona miseria? Perché ogni volta che devo arrivare in un luogo e dire io sono cubana, tutti devono dirmi, uy, come sta Cuba? Come sta il tuo paese? Quanto sono forti i cubani?»
La domanda che si ripete di più nel video è «fino a quando?». «Fino a quando dovremo vivere a distanza? Fino a quando dovremo vivere sofferenza, miseria, necessità?», lancia Portilla, senza trovare risposta.
La testimonianza culmina con una denuncia diretta al regime: «Perché ho dovuto lasciare la mia isola a causa di un dittatore che nemmeno mi permette di alzare la voce per chiedere libertà?»
La chiusura del video racchiude in poche parole il sentimento di un'intera generazione costretta all'esilio: «Non so se anche tu ti fai le stesse domande, ma è una sensazione che non posso spiegarti. E fa male essere cubano, fa male».
Portilla accumula 234.500 follower su TikTok e 2,3 milioni di «mi piace», e non è la prima volta che le sue parole risuonano con la diaspora. Nel dicembre del 2025 è diventato virale con un video dalla Spagna in cui smontava il mito della «educazione gratuita» a Cuba, e in agosto dello stesso anno aveva già spiegato che è emigrato perché l'isola «non solo mi toglieva il cibo», ma gli impediva di accedere a cose che invece erano offerte ai turisti nel suo stesso paese.
Il video si inserisce in una tendenza costante tra la diaspora cubana che utilizza TikTok per elaborare collettivamente il lutto migratorio: addii negli aeroporti, separazioni di anni e testimonianze di dolore che risuonano in migliaia di connazionali sparsi nel mondo.
Il contesto che circonda quel dolore è devastante. Tra il 2021 e il 2024, più di 1,79 milioni di cubani hanno abbandonato l'isola, il più grande esodo nella storia del paese. La popolazione residente è scesa a 9,6 milioni di abitanti nel 2025, e oltre il 25% di coloro che rimangono a Cuba ha 65 anni o più, riflettendo l'invecchiamento accelerato dovuto alla fuga dei giovani.
Solo nel 2024 si stima che 545,011 cubani abbiano lasciato l'isola, e nei primi quattro mesi del 2026 i cubani hanno presentato il 58% di tutte le domande di asilo in Brasile, superando per la prima volta i venezuelani. La frase con cui Portilla conclude il suo video —«fa male essere cubano, fa male»— risuona come sintesi di quel dolore collettivo accumulato durante decenni di dittatura.
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