Il rappresentante permanente di Cuba presso le Nazioni Unite, Ernesto Soberón Guzmán, ha ribadito questo lunedì la disponibilità del regime cubano a mantenere un dialogo bilaterale con gli Stati Uniti che includa cooperazione in materia di investimenti, migrazione, salute e lotta contro il narcotraffico.
Le dichiarazioni sono state rilasciate domenica durante un'intervista nel programma conservatore «The Cats Roundtable», dell'emittente newyorkese 77 WABC, una piattaforma poco abituale per un diplomatico cubano. Successivamente, Soberón ha riassunto i punti principali del suo intervento sulla rete sociale X.
«Stiamo vivendo un momento difficile nella relazione tra Cuba e Stati Uniti, ma questo non è uno scenario nuovo», ha affermato. Il diplomatico ha sostenuto che L'Avana aspira a «un tipo diverso di relazione» con Washington che risulti «benefica non solo per Cuba, ma anche per gli Stati Uniti».
Tra le aree in cui ha proposto di ampliare la cooperazione ha menzionato la migrazione, ricordando che entrambi i paesi mantengono accordi bilaterali destinati a promuovere una migrazione «regolare, sicura e ordinata». Ha inoltre evidenziato la collaborazione nella lotta al narcotraffico, sottolineando che la posizione geografica di Cuba nei Caraibi rende necessaria la coordinazione tra le due nazioni.
In materia di salute, Soberón ha promosso lo sviluppo biotecnologico cubano e ha menzionato i progressi dell'isola nei trattamenti per malattie come l'Alzheimer, mentre, in ambito economico, ha assicurato che esistono opportunità per le imprese statunitensi in settori come il turismo, l'industria mineraria, l'agricoltura e la produzione di petrolio.
«Abbiamo un mercato di circa 12, 13, 14 milioni di persone, che è un mercato molto interessante per le aziende statunitensi, in particolare per quelle con sede in Florida», ha affermato.
Il diplomatico ha aggiunto che il Governo cubano è disposto a dialogare «su tutto», inclusi temi come la democrazia, i diritti umani e la libertà di espressione, a condizione che le conversazioni si svolgano secondo i principi di «reciprocità, rispetto della sovranità e non ingerenza negli affari interni».
Le dichiarazioni contrastano con il discorso recentemente sostenuto dalle principali autorità cubane. Lo scorso 25 giugno, Miguel Díaz-Canel ha escluso qualsiasi apertura politica affermando che «Trump non comanda a Cuba» e che «non ci sarà una restaurazione capitalista», oltre a ribadire che il Governo non negozierà «sotto pressione».
Il pronunciamiento di Soberón avviene anche in un momento di forte deterioramento delle relazioni bilaterali. Il 23 giugno, il segretario di Stato, Marco Rubio, ha annunciato nuove sanzioni contro cinque entità legate al conglomerato militare GAESA, tra cui il Banco Financiero Internacional e GeoMinera S.A., in risposta al pacchetto di 176 misure economiche approvato dall'Assemblea Nazionale cubana, che Washington ha definito «segnali di fumo superficiali».
Ese stesso giorno, il vicesegretario di Stato, Christopher Landau, ha definito Cuba un «Stato fallito» durante il suo intervento alla 56ª Assemblea Generale dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA), svolta a Città di Panama.
Nel frattempo, l'economia cubana continua a attraversare una delle sue peggiori crisi degli ultimi decenni. La Commissione Economica per l'America Latina e i Caraibi (CEPAL) prevede una contrazione del Prodotto Interno Lordo del 6,5 % nel 2026, in un contesto caratterizzato da prolungati blackout, elevata inflazione e una crescente scarsità di beni di prima necessità.
Pese all'indurimento della politica di Washington nei confronti di La Habana, lo stesso Marco Rubio ha riconosciuto lo scorso 4 giugno, durante un intervento al Congresso, che all'interno di Cuba ci sono «tecnocrati» con cui gli Stati Uniti potrebbero lavorare in un eventuale processo di transizione, anche se ha ammesso che quel dialogo diventa «più difficile man mano che si sale nella gerarchia», a causa del peso dell'ideologia all'interno del regime.
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