Cuba mente all'ONU: un diplomatico parla dei «risultati della salute» mentre il sistema collassa

L'ambasciatore cubano Soberón ha vantato all'ONU i «risultati» nel settore della salute e dell'HIV, mentre Cuba sta affrontando una crisi sanitaria strutturale con un tasso di mortalità infantile da record.



Ernesto SoberónFoto © X/Ernesto Soberón

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L'ambasciatore cubano Ernesto Soberón Guzmán è comparso martedì alla Riunione di Alto Livello sull'HIV/AIDS delle Nazioni Unite per proclamare i «risultati» del sistema sanitario cubano, in un discorso che contrasta in modo radicale con la crisi sanitaria documentata all'interno dell'Isola.

Dal podio dell'ONU a New York, Soberón ha affermato di aver «sottolineato i successi del nostro sistema sanitario nazionale, inclusa l'eliminazione sostenuta della trasmissione madre-figlio dell'HIV e della sifilide congenita, nonché i progressi nella diagnosi, nel trattamento e nella soppressione virale».

Ha anche incolpato l'embargo statunitense di ostacolare l'acquisizione di antiretrovirali, test diagnostici e materiali essenziali, e ha denunciato quello che ha definito un «acciaio energetico» che aggrava le sfide del sistema.

La realtà che il diplomatico ha omesso di fronte al forum internazionale è quella che lo stesso regime ha dovuto riconoscere al proprio interno. Nel luglio del 2025, il ministro della Salute José Ángel Portal Miranda ha ammesso di fronte all'Assemblea Nazionale una «crisi strutturale senza precedenti» nel settore, con una copertura di appena il 30% del quadro fondamentale dei farmaci.

I indicatori sono devastanti: la mortalità infantile è quasi triplicata tra il 2018 e il 2025, passando da 3,9 a 9,9 per ogni mille nati vivi, il suo livello più alto in oltre due decenni.

En La Habana è arrivata a 14 ogni mille. Il tasso di sopravvivenza dei bambini con cancro è sceso dall'85% al 65% a causa della mancanza di farmaci essenziali, e la lista d'attesa per interventi chirurgici supera i 96.000 pazienti.

Gli ospedali cubani operano senza elettricità tra le 12 e le 20 ore al giorno, con soffitti crollati e senza forniture di base come siringhe e garze. Migliaia di medici sono emigrati, lasciando i servizi in crisi, con salari che si aggirano intorno ai 30 dollari mensili.

In materia specifica di VIH, la situazione non supporta nemmeno l'ottimismo ufficiale. Cuba registra più di 35.373 persone che vivono con il virus e circa 1.708 nuove diagnosi annuali. La scarsità cronica di antiretrovirali è stata denunciata almeno dal 2019.

In aprile 2026, il caso di «Julito», un giovane con HIV che dipese dalla solidarietà sui social network per accedere ai farmaci, è diventato simbolo dell'abbandono statale di fronte alla mancanza di risposta del sistema.

Il discorso di Soberón replica un modello sistematico del regime: utilizzare forum internazionali per proiettare un'immagine di potenza medica che non esiste.

In dicembre 2025, funzionari a Matanzas vantavano «risultati in salute» in piena crisi sanitaria, e Miguel Díaz-Canel mostrava ospedali di «avanguardia» mentre il sistema generale crollava.

Il raggiungimento dell'eliminazione della trasmissione materno-infantile dell'HIV, citato da Soberón all'ONU, è stato riconosciuto da tale organismo nel giugno del 2012, 14 anni fa. Il regime continua a presentarlo come prova di un sistema sanitario funzionante, mentre a febbraio del 2026 un funzionario cubano ammetteva che quel medesimo sistema è "sull'orlo del collasso".

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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