La Cancelleria cubana ha diffuso questo sabato sui social media una citazione del governante Miguel Díaz-Canel rivolta esplicitamente alla comunità internazionale, dopo l'approvazione di un pacchetto di 176 riforme economiche nell'Assemblea Nazionale.
«Cuba progetta e propone sovranamente i cambiamenti che è urgente applicare per superare la crisi imposta dall'aggressività esterna e dalle insufficienze interne, senza altro permesso che quello del suo popolo», ha detto Díaz-Canel.
La frase, accompagnata dall'hashtag #CubaEstáFirme, riassume la posizione ufficiale del regime. Díaz-Canel e il suo governo insistono che le riforme non sono una concessione a pressioni esterne —in particolare dagli Stati Uniti— ma una decisione sovrana.
Nella stessa chiusura della Terza Sessione Straordinaria dell'Assemblea Nazionale, tenutasi il 18 giugno nel Palazzo delle Convenzioni dell'Avana, Díaz-Canel ha aggiunto: «Cuba non chiederà permesso per esistere né consegnerà la sua sovranità».
Il messaggio verso l'esterno contrasta con quanto lo stesso governante ha riconosciuto due giorni prima, il 17 giugno, di fronte al Plenum Straordinario del Comitato Centrale del Partito Comunista.
«Ci sono ostacoli che non provengono dall'esterno né dai blocchi. C'è lentezza, burocrazia, norme che frenano chi vuole produrre e decisioni che abbiamo rimandato».
Questa dualità è il nucleo della tensione nel discorso ufficiale: all'interno, il regime ammette la propria responsabilità nella crisi; all'esterno, scarica il peso sulla «aggressività esterna».
Lo stesso Díaz-Canel è andato oltre nella sua autocritica interna, sottolineando che «queste non sono idee nuove, sono decisioni che il paese ha discusso e approvato anni fa» e che «l'errore non è stato nel proporle, ma nel rinviarle».
Le 176 misure approvate includono l'autorizzazione alla banca privata, la trasformazione delle imprese statali in società per azioni, l'eliminazione del limite di 100 lavoratori per le mipymes, l'apertura agli investimenti diretti esteri nel settore privato e la riduzione del numero di ministeri da 27 a tra 20 e 21.
Raúl Castro ha partecipato via videoconferenza al plenotipo del PCC e ha firmato il documento delle proposte, sebbene abbia avvertito che «così come è importante l'approvazione stessa di queste trasformazioni, è cruciale la loro adeguata e tempestiva implementazione».
Analisti hanno ricevuto le riforme con scetticismo. L'economista Pedro Monreal le ha definite «pragmatismo tardivo» e ha avvertito che a Cuba «è passato il treno delle riforme di Cina e Vietnam».
Il ricercatore José Raúl Gallego ha sottolineato che le misure non toccano il sistema sociopolitico cubano, motivo per cui non affrontano la causa strutturale della crisi.
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