Una cubana residente negli Stati Uniti è diventata argomento di conversazione su TikTok dopo aver condiviso un video in cui spiega perché ha organizzato una festa di fine anno per i compagni di classe di suo figlio, trasferendo una tradizione molto radicata nell'isola nel contesto statunitense.
La creatrice, identificata come @yanirisdiaz_, ha pubblicato il video e da allora ha accumulato più di 292.600 visualizzazioni e 19.200 like, oltre a centinaia di commenti da persone di diverse nazionalità che hanno applaudito l'iniziativa.
Nel video, l'autrice spiega che alcuni potrebbero criticarla per «trasferire le usanze cubane nella yuma», ma lei non si scusa: «qui c'è una madre consapevole che sa che questo tipo di attività rafforza i legami di amicizia fin dall'infanzia».
La tradizione che descrive non è un atto scolastico ufficiale, ma una pratica comunitaria e informale: al termine dell'anno, le famiglie cubane si organizzavano collettivamente per festeggiare con tutti i bambini del gruppo in spazi all'aperto.
«In Cuba, quando si concludeva l'anno scolastico, i genitori univano le loro forze come il Capitano Planeta e organizzavano una festa di fine anno per tutti i bambini», racconta. «Dove si svolgeva la festa? In spiaggia, in un fiume o nel cortile della mamma più entusiasta».
Yanirisdiaz_ ha formato un gruppo con altre madri della scuola di suo figlio negli Stati Uniti per coordinare la celebrazione e pianificare uscite comuni durante le vacanze estive.
Il messaggio del video va oltre la nostalgia culturale: l'autrice lo inquadra come una riflessione sulla genitorialità consapevole e sul pericolo di trascorrere troppo tempo davanti agli schermi.
«Siamo madri consapevoli, responsabili, e sappiamo che siamo in un paese bellissimo dove c'è di tutto, ma molte volte i bambini non hanno con chi condividerlo», sottolinea.
Per lei, le facce felici dei bambini «sudati e rossi dal tanto correre» valgono molto di più di «un bambino che ti dice mamma, mi annoio davanti alla tv con mille film e uno scaffale pieno di giocattoli, ma senza un amichetto con cui condividerli».
Esprime anche un'aspirazione a lungo termine: «desidero che quando mio figlio avrà l'età che ho io, possa accogliere i suoi amici d'infanzia come ho fatto io con la mia amica, e che quei legami si rinforzino e vengano coltivati sin dalla tenera età».
La risposta nei commenti è stata straordinariamente positiva e proveniva da molti paesi. Una pediatra venezuelana ha scritto: «non sono mai stata in yuma ma capisco che le relazioni interpersonali nei bambini sono essenziali». Un'altra utente, identificata come Barbarella, ha riassunto il sentimento di molti: «mana palante, che le nostre tradizioni con rispetto e adattamento è ciò che conta».
Questo caso si aggiunge a una tendenza documentata tra i cubani emigrati che difendono le loro tradizioni culturali di fronte a critiche sui social media, andando dal cucinare su un fuoco di legna in un rimorchio fino a mantenere un cortile con galline e piante cubane in Florida.
Il modello si ripete: l'emigrante cubano pratica una consuetudine dell'isola, riceve critiche —a volte da altri cubani— e risponde rivendicandola come espressione di identità, non di arretratezza.
L'autrice stessa lo riassume con una frase che è diventata il cuore del video: «le buone abitudini di un paese si trasmettono anche».
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