Miguel Díaz-Canel ha annunciato questo venerdì un pacchetto di riforme economiche, in quello che il regime definisce «Programma Economico e Sociale per il 2026», per il quale ha chiesto di considerare anche le opinioni della popolazione.
«Chiunque abbia un'idea migliore e una proposta migliore, la può dire, e sarà sempre valutata», ha affermato, anche se ha chiarito che le misure sono già state concordate e sono pronte per essere approvate «in modo molto agile».
Tra le misure più rilevanti c'è quella di permettere ai comuni di importare ed esportare senza intermediari e di gestire direttamente gli investimenti stranieri.
Díaz-Canel lo ha spiegato così: «Il municipio potrà importare ed esportare senza la necessità di strutture superiori. Gestire entrate in valuta e gestire gli investimenti stranieri, sia con aziende sia con cubani residenti all'estero».
Ha anche annunciato che le aziende statali opereranno «senza interventi nella loro gestione», tratterranno valute estere e sceglieranno clienti e fornitori, mentre i cubani residenti all'estero potranno investire alle stesse condizioni degli attori stranieri.
Altre misure includono la rimozione graduale dei sussidi ai prodotti per sostituirli con sussidi mirati alle persone vulnerabili, la riduzione dell'elenco delle attività vietate per il settore privato, l'approvazione accelerata delle MIPYMES bloccate, l'implementazione della fatturazione elettronica e la flessibilizzazione per l'importazione di veicoli, dando priorità a quelli elettrici.
L'apertura al dibattito proclamata da Díaz-Canel di fronte alla stampa ufficiale questo venerdì risulta contraddittoria: le proposte sono già in fase finale di approvazione da parte del Burò Politico e dell'Assemblea Nazionale, il che rivela il carattere cosmetico di quell'invito a partecipare.
Lo stesso mandatario ha giustificato l'opacità del processo con una frase rivelatrice: «Non possiamo dire tutto così chiaramente perché il nemico sta osservando tutto ciò che facciamo».
In materia energetica, ha riconosciuto che «negli ultimi cinque mesi è entrata a Cuba soltanto una nave di petrolio», attribuendo la crisi all'embargo statunitense, che ha definito un «blocco energetico criminale».
Questo è il peggior momento economico di Cuba in decenni, con il PIL che accumula una caduta superiore al 15% dal 2020 e previsioni di ulteriore contrazione tra il 6,5% e il 15% per quest'anno secondo la CEPAL, The Economist Intelligence Unit e l'economista Pedro Monreal, che ha avvertito a maggio il scenario più pessimista.
Il contesto in cui arrivano queste riforme è devastante per la popolazione: blackout che durano fino a 30 ore al giorno in diverse province, estrema scarsità di cibo e medicinali, e un esodo di massa senza precedenti.
Il modello di annunci senza un'effettiva implementazione è ricorrente nella dittatura: Díaz-Canel aveva già invitato a riformare «immediatamente» il modello economico a marzo senza risultati visibili, e la «Tarefa Ordinamento» del 2021 ha generato un'inflazione galoppante che ha aggravato le condizioni di vita dei cubani.
Le misure annunciate questo venerdì, secondo lui, saranno discusse e approvate «in modo molto rapido» nei prossimi giorni, per poi essere spiegate alla popolazione attraverso tutti i ministeri, anche se la storia del regime offre poche ragioni per l'ottimismo.
Archiviato in: