Sandro Castro assicura che con Fidel vivo «non sarebbero tornati indietro» con gli Stati Uniti.

Sandro Castro ha detto in una diretta su TikTok che se Fidel fosse vivo, le relazioni con gli Stati Uniti non sarebbero arrivate all'attuale punto di deterioramento.



Fidel e Sandro CastroFoto © Cubadebate / Ismael Francisco - Instagram / @sandro_castrox

Sandro Castro, nipote del dittatore Fidel Castro, ha affermato in un live sui social media che le relazioni tra Cuba e Stati Uniti non sarebbero arrivate al punto attuale di deterioramento se suo nonno fosse ancora vivo, in dichiarazioni che mettono implicitamente in discussione la capacità dell'attuale leadership del regime di gestire la pressione di Washington.

Il video, registrato domenica insieme al creatore di contenuti noto come 'El Guajiro de Tiktok', mostra Sandro che utilizza gergo cubano per riferirsi a Fidel come «la pietra» e «il serbatoio», termini di ammirazione nel linguaggio popolare.

«Fratello mio, quello era il tanque, quello era il tanque!», disse Sandro alzando il pugno in segno di rispetto per suo nonno. «Non sarebbero andate le cose così male», disse, in una frase che equivale a dire che le cose non si sarebbero deteriorate tanto con gli Stati Uniti.

Le parole di Sandro arrivano in un momento di pressione senza precedenti sul regime. Lo scorso giovedì, l'Ufficio per il Controllo dei Beni Stranieri (OFAC) ha sanzionato il ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie e ha aggiunto alla sua lista Miguel Díaz-Canel, sua moglie Lis Cuesta Peraza, Manuel Anido Cuesta, Alejandro Castro Espín e Raúl Alejandro Castro Calis.

Dal gennaio 2026, l'amministrazione Trump ha accumulato oltre 240 sanzioni contro Cuba, inclusa un'ordinanza esecutiva firmata il 1 maggio che ha ampliato il congelamento dei beni e ha esteso le misure ai familiari adulti dei funzionari designati.

A questo si aggiunge che gli Stati Uniti hanno preparato un'accusa federale contro Raúl Castro per l'abbattimento degli aerei di Hermanos al Rescate nel 1996, con accuse che includerebbero cospirazione per assassinare cittadini statunitensi.

Le dichiarazioni di Sandro si sommano alle sue parole dei mesi precedenti, quando ha criticato apertamente il governo di Díaz-Canel. In un'intervista con CNN a marzo, ha detto che «il presidente non sta facendo un buon lavoro» e che «la maggior parte dei cubani vuole il capitalismo, non il comunismo». Ad aprile, in un'intervista con NBC, ha chiesto cambiamenti profondi a Cuba: «mercato libero», «meno burocrazia» e «un po' più di democrazia».

Ora, evocando Fidel come il leader che avrebbe saputo contenere l'avanzata di Washington, Sandro suggerisce che il problema non è il sistema che suo nonno ha costruito, ma chi lo amministra oggi.

Por altro lato, questo lunedì è stato anche reso noto che la sua discoteca Bar EFE all'Avana è chiusa da due settimane a causa della crisi energetica e dell'impatto delle sanzioni statunitensi, il che colloca le sue dichiarazioni in un contesto personale di perdite dirette.

Nel medesimo live, Sandro ha tentato di concludere con un messaggio di ottimismo: «C'è sempre una via d'uscita, e quando c'è qualcosa di cattivo, dopo arriva il buono». Un'affermazione che, in mezzo al più grande assedio internazionale che il regime ha affrontato negli ultimi decenni, suona più come un desiderio che come una certezza.

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