Smantellata una rete di furto di carburante in un gruppo elettrogeno a Guantánamo: sette arrestati

Siete detenuti a Guantánamo per aver rubato gasolio da un generatore elettrico da 110 kV: riempivano i motori con acqua e vendevano il combustibile nel mercato informale.



Gruppo elettrogeno (i) e Combustibile (d)Foto © Collage Facebook/Guantánamo e la sua Verità

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Almeno sette persone sono state arrestate nel comune di Guantánamo per far parte di una rete organizzata di furto di gasolio all'interno di un impianto di un gruppo elettrogeno di 110 kV, secondo quanto riportato dal profilo Facebook «Guantánamo e la sua verità», che ha divulgato il caso a partire dalla testimonianza di un follower.

I coinvolti erano direttamente legati all'operazione e alla protezione del sito, e approfittavano dei turni notturni per sottrarre il carburante in più di un'occasione.

Il furto e il danno occulto

Il volume di gasolio rubato ammonta a circa 300 litri, ma il danno reale è notevolmente maggiore.

Per nascondere la mancanza, gli autori riempivano i motori con acqua, il che ha provocato la contaminazione di circa 900 litri aggiuntivi di diesel che non possono più essere utilizzati.

L'impatto totale sul carburante disponibile supera così i 1.200 litri tra quanto sottratto e quanto reso inutilizzabile, un colpo diretto alla già precaria generazione elettrica della provincia.

Fonte: Cattura da Facebook/Guantánamo e la sua Verità

La rete non si limitava a rubare: esisteva una catena organizzata per commercializzare il diesel nel mercato informale.

In almeno una delle operazioni, i coinvolti si sono divisi più di 50.000 pesos cubani, cifra che riflette l'altissimo valore raggiunto dal carburante in mezzo alla crisi energetica.

Fonte: Cattura di Facebook/Guantánamo e la sua Verità

La reazione cittadina: Tra condanna e sfiducia

La pubblicazione ha generato una vasta reazione sui social media, con tre correnti di opinione predominanti.

La maggioranza condanna il furto e chiede sanzioni severe: «Che cada il peso della legge sui responsabili», ha scritto un utente. Altri puntano alla responsabilità istituzionale: «Serve più controllo e supervisione; non solo sanzionare i lavoratori, ma anche coloro che dovevano vigilare».

Una terza corrente collega il fenomeno alla crisi economica senza esonerare gli autori: «La crisi economica spinge alcune persone a commettere reati, anche se ciò non le esime dalla responsabilità».

Ma forse il commento che riassume meglio lo stato d'animo è il più conciso: «La parola che spiega questi fatti è una sola: discontrollo».

La sfiducia nella capacità del regime di eradicare queste pratiche è emersa anche in un'altra riflessione che ha circolato ampiamente: «La cosa preoccupante è che a essere puniti sono i lavoratori mentre i capi restano senza conseguenze».

Un contesto di blackout estremi

Il caso si verifica in una delle province più colpite dalla crisi elettrica cubana. Nell'aprile del 2026, i cittadini di Guantánamo hanno protestato per i blackout che lasciavano loro elettricità solo per 45 minuti o un'ora al giorno.

Nel maggio del 2026, la crisi energetica costrinse a distribuire latte non pastorizzato per mancanza di combustibile per le caldaie, e il deficit elettrico nazionale superò i 2.100 MW, aggravando i blackout in tutta la provincia.

In questo scenario, i gruppi elettrogeni diesel sono diventati l'ultima linea di difesa per sostenere ospedali e servizi vitali, rendendo il furto di carburante in questi luoghi di immediato e diretto impatto sulla popolazione.

Un fenomeno diffuso in tutta Cuba

Il caso di Guantánamo non è isolato. Il MININT ha identificato i gruppi elettrogeni come uno dei principali focolai di furto di carburante nel paese, e tra gennaio e agosto 2025 sono stati recuperati 350.000 litri di carburante rubato su tutto il territorio nazionale.

Nel agosto del 2025, quattro persone sono state arrestate a Holguín per aver rubato 411 litri di gasolio dal gruppo elettrogeno di ETECSA a Cacocum, con accuse di sabotaggio. Nell'ottobre del 2025, un programma statale ha svelato un altro giro di furti nei gruppi elettrogeni a L'Avana, dove il combustibile veniva stoccato in abitazioni e venduto a trasportatori privati.

CUPET ha riconosciuto pubblicamente che in questi furti sono coinvolti lavoratori, custodi, capi brigata e dirigenti delle stesse entità statali.

Il Codice Penale cubano del 2022 prevede pene comprese tra sette e trenta anni di reclusione per il sabotaggio a impianti energetici nelle sue forme aggravate.

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