
Video correlati:
Almeno sette persone sono state arrestate nel municipio di Guantánamo per aver fatto parte di una rete organizzata di furto di gasolio all'interno del sito di un gruppo elettrogeno di 110 kV, secondo quanto riportato dal profilo Facebook «Guantánamo y su verdad», che ha diffuso il caso sulla base della testimonianza di un seguace.
I coinvolti erano direttamente legati all'operazione e alla protezione del sito, e approfittavano dei turni notturni per sottrarre il combustibile in più di un'occasione.
Il furto e il danno occulto
Il volume di gasolio rubato ammonta a circa 300 litri, ma il danno reale è notevolmente maggiore.
Per nascondere la mancanza, gli autori riempivano i motori con acqua, il che ha causato la contaminazione di circa 900 litri aggiuntivi di diesel che non possono più essere utilizzati.
L'impatto totale sul carburante disponibile supera così i 1.200 litri tra ciò che è stato sottratto e ciò che è stato reso inutilizzabile, un colpo diretto alla già precaria generazione elettrica della provincia.
La rete non si limitava a rubare: esisteva una catena organizzata per commercializzare il diesel nel mercato informale.
In almeno una delle operazioni, i coinvolti si sono divisi più di 50.000 pesos cubani, cifra che riflette l'altissimo valore raggiunto dal carburante in mezzo alla crisi energetica.
La reazione dei cittadini: Tra condanna e sfiducia
La pubblicazione ha generato una ampia reazione sui social media, con tre correnti di opinione predominanti.
La maggior parte condanna il furto e chiede sanzioni severe: «Che cada il peso della legge sui responsabili», ha scritto un utente. Altri sottolineano la responsabilità istituzionale: «Serve maggiore controllo e supervisione; non solo punire i lavoratori, ma anche coloro che avrebbero dovuto vigilare».
Una terza corrente collega il fenomeno alla crisi economica senza escludere gli autori: «La crisi economica spinge alcune persone a commettere reati, anche se ciò non le esime dalla responsabilità».
Ma forse il commento che meglio riassume lo stato d’opinione è il più conciso: «La parola che spiega questi fatti è una sola: disordine».
La sfiducia nella capacità del regime di eradicare queste pratiche è emersa anche in un'altra riflessione che ha circolato ampiamente: «Ciò che preoccupa è che a essere puniti sono i lavoratori mentre i capi finiscono senza conseguenze».
Un contesto di blackout estremi
Il caso si svolge in una delle province più colpite dalla crisi elettrica cubana. Nell'aprile del 2026, i residenti di Guantánamo hanno protestato per i blackout che lasciavano loro solo un'ora di elettricità al giorno, al massimo.
In maggio 2026, la crisi energetica ha costretto a distribuire latte non pastorizzato per mancanza di combustibile per le caldaie, e il deficit elettrico nazionale ha superato i 2.100 MW, aggravando i blackout in tutta la provincia.
In questo scenario, i gruppi elettrogeni diesel sono diventati l'ultima linea di difesa per sostenere ospedali e servizi vitali, il che fa sì che il furto di carburante in questi luoghi abbia un impatto immediato e diretto sulla popolazione.
Un fenomeno diffuso in tutta Cuba
Il caso di Guantánamo non è isolato. Il MININT ha identificato i gruppi elettrogeni come uno dei principali focolai di furto di carburante nel paese, e tra gennaio e agosto 2025 sono stati recuperati 350.000 litri di carburante rubato in tutto il territorio nazionale.
In agosto del 2025, quattro persone furono arrestate a Holguín per aver rubato 411 litri di gasolio dal gruppo elettrogeno di ETECSA a Cacocum, con l'accusa di sabotaggio. In ottobre del 2025, un programma statale ha scoperto un'altra rete di furto nei gruppi elettrogeni dell'Avana, dove il combustibile veniva stoccato in abitazioni e venduto a trasportatori privati.
CUPET ha riconosciuto pubblicamente che in questi furti sono coinvolti lavoratori, custodi, capi di brigata e dirigenti delle stesse entità statali.
Il Codice Penale cubano del 2022 prevede pene che vanno da sette a 30 anni di reclusione per il sabotaggio di impianti energetici nelle sue forme aggravate.
Archiviato in: