Il collettivo giovanile Fuera de la Caja Cuba ha pubblicato un nuovo video su Instagram, in cui i suoi membri rispondono direttamente al governante Miguel Díaz-Canel con un messaggio chiaro: «Smettetela con il vittimismo».
Il reel inizia con la voce dello stesso Díaz-Canel che afferma che la colpa non è del governo né della rivoluzione, frase che il mandatario pronunziò il 13 marzo per attribuire la crisi cubana all'embargo degli Stati Uniti.
A partire da quel frammento audio, i giovani influencer prendono la parola per smontare quel discorso uno per uno, con argomenti storici e politici concreti.
«In Cuba, dal 1959, esiste un unico regime. E governa con assoluta intolleranza verso anche il minimo tipo di opposizione politica», evidenziano.
I membri del progetto digitale sottolineano che si tratta di «quasi 70 anni a dettare ogni aspetto della nostra economia, della nostra politica, persino delle nostre vite. E sempre in nome di tutto il popolo. Come se il 100 % dei cubani pensasse allo stesso modo».
Il video mette in discussione la narrativa di vittimismo del regime facendo riferimento a fatti storici che il discorso ufficiale omette: «Che fine hanno fatto quei prigionieri politici? O quegli oppositori della rivoluzione? A quella gente hanno reso la vita impossibile. Che fine hanno fatto i migliaia di cubani che si sono persi in mare? O quelli torturati nei campi della UMAP?».
I ragazzi sottolineano anche il divario tra coloro che esercitano il potere e coloro che subiscono le conseguenze: «Loro non subiscono blackout, né soffrono la fame, e tanto meno sanno cosa sia la miseria. Siamo noi a patire il comunismo».
E concludono con una frase che riassume la distanza tra la dirigenza e il popolo: «Da un qualunque palazzo è rivoluzionario».
Díaz-Canel ha ribadito questa narrazione in molteplici occasioni durante il 2026. Ad aprile ha ammesso «errori propri» del suo governo, ma ha insistito sul fatto che il principale colpevole della crisi è Washington. Ha anche assicurato che la rivoluzione avrebbe raggiunto «molte più conquiste» senza l'embargo statunitense.
Fuera de la Caja non accetta questa logica e la confronta con un paragone diretto: «In qualsiasi altro paese, per meno dell'1% di tutta la spazzatura che ci hanno fatto, l'avrebbero già cacciato via a calci».
Il video si chiude con una frase che riassume la sua posizione nei confronti del regime: «Voi non governate Cuba, la avete sequestrata. Basta con le scuse, non cercate più colpevoli all'estero, perché il vero colpevole ce l'abbiamo qui in casa, ed è la dittatura. ¡Viva Cuba Libre!»
Il collettivo, fondato nel gennaio del 2026 nel municipio del Cerro da quattro giovani di circa vent'anni, ha subito un'escalation sistematica di repressione sin dalle sue prime pubblicazioni: agenti della Sicurezza dello Stato hanno visitato le loro case, ETECSA ha disabilitato i loro telefoni a marzo, e ad aprile sono state piratate simultaneamente le loro account di messaggistica.
Uno dei suoi fondatori, Karel Daniel Hernández Bosques, ha denunciato in video che gli agenti hanno avvertito che «andrebbero in prigione» se continuassero a pubblicare, e che «qui è illegale non essere comunisti». Amnesty International ha documentato questi casi e ha richiesto la cessazione del stalking.
Il profilo internazionale del gruppo è cresciuto notevolmente a maggio: il 15 di questo mese, il rappresentante statunitense Mike Hammer si è riunito con i suoi membri a Cuba, e il 17 maggio hanno pubblicato un altro video smontando la narrativa di «democrazia differente» del cancelliere Bruno Rodríguez Parrilla, che ha superato le 144.000 visualizzazioni su Facebook.
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