Il collettivo giovanile Fuera de la Caja Cuba ha pubblicato un video che ha già superato le 144.000 visualizzazioni su Facebook, nel quale smonta punto per punto la narrativa ufficiale del regime cubano di definirsi una "democrazia diversa" e ha esigito che vengano usate le parole corrette: «dittatura, regime totalitario, Stato autoritario».
Il video di un minuto e 30 secondi risponde direttamente alle dichiarazioni del cancelliere Bruno Rodríguez Parrilla, che il 10 maggio ha qualificato Cuba come "democrazia diversa" e «nazione libera e indipendente» durante il programma 'Good Morning America' di ABC News, e ha negato categoricamente l'esistenza di prigionieri politici nell'Isola, affermando che «non ci sono prigionieri politici a Cuba».
Il reporter Whit Johnson ha sottolineato in camera che Rodríguez Parrilla «non ha mai risposto» alla domanda su cosa accadrebbe se i cubani potessero votare liberamente, mentre organizzazioni come Prisoners Defenders hanno documentato 1.260 prigionieri politici nell'aprile del 2026, un record storico, compresi 35 minori e 142 donne.
In the video, the youth present three concrete arguments. First, the Cuban Constitution of 2019 establishes that the Communist Party is "the superior guiding force of society and the State," which elimina qualsiasi sistema di contrappesi indipendente.
Secondo, il PCC è l'unico partito legale, ciò che il collettivo definisce come «sequestro governativo legalizzato».
Y terzo, il processo elettorale è filtrato da commissioni di candidatura collegate a organizzazioni di massa, per cui «il voto è solo un atto di ratifica del sistema, più che una scelta di alternative».
«Cuba non è una democrazia diversa. Cuba non è nemmeno una repubblica. Questo, al massimo, è una dinastia familiare rappresentata da persone che parlano molto male l'inglese», ha affermato una giovane nel video.
Fuera de la Caja Cuba è composto da Karel Daniel Hernández Bosques, Amanda Beatriz Andrés Navarro, Abel Alejandro Andrés Navarro e Mauro Reigos Pérez, quattro giovani di età compresa tra i 20 e i 22 anni del municipio del Cerro, a L'Avana, nati nel gennaio 2026 e riconoscibili per i loro cappelli rossi con lo slogan «Make Cuba Great Again».
Fin dalla sua apparizione, il gruppo ha subito un'escalation sistematica di repressione. A marzo, agenti del MININT hanno minacciato il padre di Amanda e Abel nel suo posto di lavoro. Il padre, Amílcar Andrés Bravo, è stato costretto a dimettersi e poi "regolato", ovvero gli è stato impedito di viaggiare. Il padre dei giovani ha denunciato pubblicamente le rappresaglie subite da tutta la famiglia.
Il 25 aprile, la madre di Karel Daniel è stata convocata con un'ora di preavviso dalla Polizia Nazionale Rivoluzionaria del Cerro, e il giorno dopo suo figlio ha denunciato in video che gli è stato detto che «sarebbero andati in prigione» se avessero continuato a pubblicare.
Nonostante la pressione, il collettivo ha ricevuto sostegno internazionale. Giovedì scorso, il capo della missione dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Cuba, Mike Hammer, ha incontrato i membri di Fuera de la Caja e l'influencer Anna Bensi, che è in regime di arresti domiciliari insieme a sua madre dal 26 marzo.
In that meeting, Hammer conveyed greetings from Secretary of State Marco Rubio, who days before had described the Cuban regime as a "failed state" governed by communists.
Il supporto internazionale al gruppo non è una novità. Il presidente argentino Javier Milei ha condiviso a febbraio un video del collettivo con il commento «FENÓMENO BARRIAL», al quale i giovani hanno risposto: «Grazie, Javier Milei, per ispirare i nostri ideali fondamentali… Viva la libertà!».
Il video di Fuera de la Caja evoca implicitamente anche il caso di El4tico, i creatori di contenuti Ernesto Ricardo Medina e Kamil Zayas Pérez, arrestati a Holguín il 6 febbraio 2026 e accusati di «propaganda contro l'ordine costituzionale» con pene fino a nove anni.
Medina è arrivato a 72 giorni di detenzione senza data di processo e si è rifiutato di registrare il video di «pentimento e ripensamento» che gli ha imposto la Sicurezza dello Stato.
Il collettivo ha chiuso il suo video con un avvertimento diretto ai funzionari del regime: «La prossima volta, usate le parole giuste. Dittatura, regime totalitario, Stato autoritario, ma democrazia diversa, per favore. Quella storia raccontatela a un altro».
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