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Il Food Monitor Program (FMP), organizzazione indipendente di monitoraggio della sicurezza alimentare a Cuba, ha pubblicato recentemente una colonna in cui documenta come gli ispettori statali e gli agenti di polizia abbiano trasformato l'accesso agli alimenti in uno strumento di controllo sociale, pressione e vantaggio personale sull'isola.
Il rapporto, intitolato «Il rovescio della legge: ingiustizie in tempi di fame», sottolinea che il problema non risiede unicamente nella scarsità sistemica, ma nel modo in cui alcuni funzionari intervengono in modo discrezionale nei circuiti di accesso e distribuzione alimentare.
«In un paese dove hanno più peso le pratiche di fatto rispetto alle leggi formali, il controllo sugli alimenti —già limitato dalla crisi stessa— diventa uno strumento di pressione e, in alcuni casi, di vantaggio personale», avverte l'organizzazione.
Il raggiungimento delle operazioni è rivelatore: secondo le cifre ufficiali presentate dall'Assemblea Nazionale nel luglio del 2025, erano state effettuate 1.066.435 ispezioni di controllo dei prezzi, con 675.783 violazioni rilevate, 661.653 multe, oltre 2.177 milioni di pesos incassati, 8.430 chiusure di esercizi e 2.432 sequestri.
Sin embargo, l'FMP sottolinea che queste cifre non riflettono un'applicazione equa della legge: «Se queste penalizzazioni fossero equanimi e venissero da un quadro consensuale della legge, tutto andrebbe bene, ma non è questo il caso».
Un rapporto dell'Instituto Cubano per la Libertà di Espressione e Stampa (ICLEP) dello stesso periodo ha documentato che lavoratori e commercianti denunciavano di essere costretti a consegnare denaro o prodotti per evitare multe di importo compreso tra 1.500 e 15.000 pesos.
Lo stesso rapporto parlava di «cospirazione» tra ispettori statali e commercianti di mipymes e punti agricoli per evadere multe, sospensioni di licenze, chiusure e sequestro di beni.
Tra le pratiche più frequenti documentate dal FMP figurano la revisione sistematica dei veicoli tra i comuni, dove gli agenti confiscano immediatamente prodotti di prima necessità come riso, fagioli, carne, latte o combustibile domestico, anche in quantità minime, senza criteri chiari di proporzionalità né meccanismi di ricorso.
I controlli hanno lasciato tracce concrete in diverse province: a Granma, gli ispettori hanno inflitto multe tra 16.000 e 72.000 pesos per la vendita di pollo o per lavorare senza licenza; a Santiago di Cuba sono state segnalate multe, sequestri e sospensioni di licenze per irregolarità su olio, pollo, latte in polvere e spaghetti; e a Villa Clara, la polizia ha sequestrato 25 cilindri di gas in un'abitazione durante un esercizio nazionale contro le «illegalità».
Il rapporto segnala anche che pattuglie sorvegliano le vicinanze dei negozi che operano in valuta estera per impedire l'acquisto informale di valuta, il che limita ulteriormente l'accesso a cibi disponibili esclusivamente in quei circuiti.
Molti dei colpiti sono, secondo il FMP, piccoli commercianti che operano in condizioni di sussistenza: «Queste attività complementari —rivendita di pane, farina, dolci o produzione domestica di alimenti— non rispondono a una logica di accumulazione, ma di sopravvivenza e precarietà».
L'organizzazione conclude che queste pratiche configurano «uno scenario in cui l'alimentazione, molto lontana dall'essere garantita come un diritto fondamentale, è soggetta a dinamiche di controllo, arbitrarietà e negoziazione informale», e qualifica la situazione come «un deficit istituzionale cronico» che richiede meccanismi urgenti di supervisione e rendicontazione.
Il deterioramento dell'accesso agli alimenti a Cuba è costante: l'Indagine Nazionale sulla Sicurezza Alimentare 2025 del FMP ha riscontrato che il 33,9% delle famiglie ha avuto almeno un membro che è andato a dormire affamato negli ultimi 30 giorni, rispetto al 24,6% registrato nel 2024.
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