“Circoli di pensiero fidelista”: la ricetta della UJC a Cienfuegos per una gioventù sempre più disconnessa dal regime

Il regime tenta di riattivare il culto politico a Fidel Castro mentre l'emigrazione giovanile e il rifiuto del governo aumentano. La stessa stampa ufficiale ammette il vuoto di ricerche e la crescente disconnessione delle nuove generazioni dal progetto rivoluzionario. In mezzo a blackout, crisi alimentare e collasso economico, la risposta ufficiale è nuovamente un maggiore indottrinamento.



Il testo ammette il progressivo allontanamento dei giovani dal discorso politico ufficialeFoto © Facebook/UJC Cienfuegos

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Il quotidiano ufficiale 5 de Septiembre ha pubblicato questo sabato un articolo che presenta i cosiddetti "circoli di pensiero fidelista" come strumento dell'Unione dei Giovani Comunisti (UJC) a Cienfuegos per trasmettere l'eredità ideologica del dittatore Fidel Castro (1926-2016) alle nuove generazioni.

Il testo, firmato da Lidanay Artiles Cárdenas, funzionario della UJC Municipale di Cienfuegos e divulgato durante il "Anno del Centenario del Comandante in Capo", espone apertamente la strategia di indottrinamento politico che il regime tenta di rafforzare tra i giovani in un contesto caratterizzato dal crescente rifiuto sociale, dall'emigrazione di massa e dal deterioramento accelerato delle condizioni di vita a Cuba.

La pubblicazione definisce cinque principi che i quadri giovanili dovrebbero replicare dallo stile di direzione di Castro: "visione politica integrale", "esemplarità personale", "contatto con le masse", "direzione collettiva" e "formazione di quadri".

Secondo l'articolo, i dirigenti della UJC a Cienfuegos "non concepiscono il loro lavoro come una routine amministrativa", ma comprendono "ogni compito come un'azione politica".

Il discorso ufficiale insiste nel presentare la rivoluzione come "un processo vivo che si rinnova costantemente attraverso le sue generazioni", sebbene lo stesso testo riveli un'ammissione rivelatrice riconoscendo che "su questo tema esistono poche ricerche".

Tal situazione, ammette, "limita la possibilità di sfruttare la sua esperienza nella formazione di quadri" e evidenzia "un vuoto nella storiografia della provincia, del comune e nell'Unione dei Giovani Comunisti".

La confessione risulta significativa perché riflette una realtà sempre più visibile dentro e fuori Cuba, ed è il progressivo allontanamento dei giovani dal discorso politico ufficiale e il deterioramento delle organizzazioni giovanili del regime.

Questo deterioramento è confermato da dati recenti. I sondaggi del 2026 indicano che il 97,61 % dei cubani tra i 18 e i 30 anni disapprova la gestione governativa. Anche negli spazi ufficialisti iniziano a emergere segnali di disincanto.

In un podcast del portale ufficiale Cubadebate, i partecipanti hanno riconosciuto che «è molto difficile essere un giovane rivoluzionario» e che molti «non si sentono parte del processo rivoluzionario».

L'emigrazione aggrava ulteriormente il panorama per la UJC. Solo nel 2024 hanno lasciato Cuba 251.221 persone, e circa il 30% apparteneva al gruppo di età compresa tra i 15 e i 34 anni, precisamente il segmento che le strutture giovanili del Partito Comunista cercano di attrarre e mobilitare.

Il caso di Cienfuegos rivela anche le contraddizioni del discorso ufficiale. Mentre l'articolo la presenta come "scenario privilegiato" dell'eredità fidelista, la provincia figurano tra le cinque con i più alti livelli di insicurezza alimentare nel paese, in mezzo a una crisi nazionale caratterizzata anche da blackout estremi.

In quel contesto di collasso economico e usura politica, i "circoli di pensiero fidelista" si presentano come parte di un'offensiva propagandistica più ampia messa in atto dal regime durante quest'anno per cercare di ricostruire la lealtà ideologica tra le nuove generazioni.

In aprile, il regime ha mobilitato bambini e giovani in una Parata Giovanile Antiimperialista sotto lo slogan "Qui, con Fidel". Nello stesso mese ha lanciato la Rete Giovanile Comunitaria, che include "nidi digitali" per combattere le "notizie false" sui social media.

Lungi dal rappresentare una rivitalizzazione genuina del progetto politico ufficiale, queste iniziative evidenziano il crescente timore del regime di perdere definitivamente il controllo ideologico su una generazione che affronta blackout, scarsità, crisi abitativa e mancanza di aspettative, e che trova sempre meno significato nei vecchi slogan rivoluzionari.

Gerardo Hernández, coordinatore nazionale dei Comitati di Difesa della Rivoluzione, ha anche cercato di rivitalizzare questa struttura argomentando che "i giovani non invaderanno un terreno altrui, ma nel proprio quartiere".

Quasi il 34% delle famiglie cubane ha segnalato di aver sofferto la fame nel 2025, un aumento di 9,3 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Di fronte a questa realtà, la domanda che l'articolo di 5 de Septiembre non pone è se qualche "circolo di pensiero fidelista" possa competere con la fame, i blackout e la mancanza di futuro che spingono i giovani cubani verso l'emigrazione.

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Redazione di CiberCuba

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