La doppia strategia di L'Avana: propaganda rivoluzionaria e dialogo segreto con Washington

Cuba gestisce due agende simultanee: retorica rivoluzionaria e negoziazioni segrete con Trump, mentre affronta la sua crisi economica più grave degli ultimi decenni.



Cúpula del regime cubano (immagine di riferimento)Foto © X / @DiazCanelB

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Il governo cubano tenta di sostenere simultaneamente due strategie opposte: mantenere la retorica di confronto contro gli Stati Uniti mentre sviluppa contatti discreti con Washington per evitare un collasso maggiore dell'isola.

E questa è la principale conclusione dello storico e saggista cubano Rafael Rojas in un'analisi pubblicata su El País, dove descrive il delicato momento politico ed economico che sta vivendo Cuba sotto il governo di Miguel Díaz-Canel.

«Resistere all'impero e negoziare con l'impero. Il Governo di Cuba alterna questi due programmi simultanei in un momento di incertezza e imprevedibilità in cui il futuro dell'isola è in gioco tra il collasso e la transizione», ha scritto Rojas.

La Habana affronta una crisi di dimensioni storiche caratterizzata da black-out massivi, scarsità di carburante, deterioramento economico e crescente malcontento sociale. Secondo Rojas, questo scenario ha costretto il regime a esplorare canali di intesa con l’amministrazione di Donald Trump senza abbandonare pubblicamente il discorso rivoluzionario.

Rojas sostiene che la crisi ha una dimensione strutturale, associata all'esaurimento del modello economico cubano, e una dimensione congiunturale, aggravata dal collasso energetico a seguito dell'interruzione dei rifornimenti petroliferi provenienti da Venezuela e Messico.

L'economia cubana accumula diversi anni di contrazione, mentre il turismo è crollato di oltre il 50 % nell'ultimo sei anni e l'emigrazione di massa ha ridotto drasticamente la popolazione dell'isola. A questo si aggiungono proteste sempre più frequenti per i blackout e il deterioramento delle condizioni di vita.

In questo contesto, la diplomazia segreta ha acquisito importanza. Rojas menziona i contatti mantenuti tra delegazioni di entrambi i governi in incontri tenutisi nei Caraibi e all'Avana, focalizzati sulla cooperazione migratoria, la sicurezza regionale e la stabilità nei Caraibi.

Recentemente è emersa anche la visita del direttore della CIA, John Ratcliffe, all'Avana per incontrare alti funzionari cubani. In parallelo, Washington ha offerto 100 milioni di dollari in aiuti umanitari destinati a combustibile, alimenti e medicinali, proposta che il governo cubano ha dichiarato di essere disposto a valutare.

Sin embargo, il regime insiste nel porre dei limiti. Il viceministro Carlos Fernández de Cossío ha dichiarato che il sistema politico cubano «non è negoziabile», mentre Díaz-Canel ha avvertito che «se si superano le linee rosse, non ci sarà negoziazione».

Per lo storico, la contraddizione riflette la fragilità dell'attuale momento: un governo che ha bisogno di alleviare la pressione economica ed energetica, ma che teme che qualsiasi apertura possa mettere a rischio il controllo politico del sistema.

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Redazione di CiberCuba

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