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Il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie (MINFAR) si è unito anche domenica scorsa all'offensiva discorsiva del regime cubano dopo le rivelazioni riguardanti la presunta acquisizione di oltre 300 droni militari d'attacco provenienti da Russia e Iran, sebbene abbia anche evitato di smentire le informazioni divulgate da funzionari statunitensi a Axios.
In un post su Facebook, il MINFAR ha replicato integralmente il messaggio emesso alcune ore prima dal vice ministro degli Affari Esteri, Carlos Fernández de Cossío, che è diventato il principale portavoce del regime in mezzo alla crescente tensione con gli Stati Uniti.
“Come ogni paese, Cuba ha il diritto di difendersi da aggressioni esterne. Si chiama legittima difesa, ed è tutelata dal Diritto Internazionale e dalla Carta dell'ONU,” ha scritto il funzionario, in un testo che è poi stato amplificato dall'istituzione militare cubana.
La reazione del MINFAR avviene dopo che Axios ha pubblicato un rapporto basato su informazioni classificate degli Stati Uniti, secondo il quale il regime avrebbe acquisito dal 2023 centinaia di droni militari e discusso possibili scenari di utilizzo contro la base navale di Guantánamo, imbarcazioni statunitensi e persino Key West, in Florida.
Ni il MINFAR, né il Ministero delle Relazioni Estere (MINREX), né Fernández de Cossío hanno negato direttamente l'esistenza dei droni o i presunti piani militari attribuiti al regime. Invece, L'Avana ha scelto di insistere nella narrativa della “legittima difesa” di fronte a una minaccia di aggressione statunitense.
Nella sua pubblicazione originale, Fernández de Cossío ha accusato settori degli Stati Uniti di “fabbricare pretesti” per giustificare un'azione militare contro Cuba e ha assicurato che esiste una campagna per “distorcere” la preparazione difensiva del paese.
Il messaggio è stato riprodotto per primo dalla Cancelleria cubana e successivamente dal MINFAR, evidenziando una coordinazione comunicativa in mezzo a una delle maggiori escalation diplomatiche tra Washington e L'Avana degli ultimi anni.
Le rivelazioni arrivano giorni dopo la visita a Cuba del direttore della CIA, John Ratcliffe, che ha avvertito personalmente i funzionari cubani contro qualsiasi atto ostile e ha richiesto lo smantellamento del sistema totalitario come condizione per allentare le sanzioni.
Funzionari statunitensi hanno anche espresso preoccupazione per la cooperazione militare tra L'Avana, Mosca e Teheran, specialmente dopo le segnalazioni che migliaia di cubani avrebbero combattuto al fianco della Russia in Ucraina e trasferito conoscenze sulla guerra con droni all'apparato militare cubano.
Sebbene le autorità statunitensi abbiano chiarito di non considerare Cuba una minaccia imminente, la questione ha ulteriormente aumentato la tensione politica tra i due paesi, mentre all'interno dell'isola milioni di cubani continuano a fronteggiare blackout, scarsità e una profonda crisi economica.
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