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Seduto su una panchina all'angolo tra 21 e Paseo, di fronte a una villa in rovina, l'habanero Yordy Battle ha riflettuto sul deterioramento del Vedado, il quartiere dove ha vissuto 31 dei suoi 41 anni, in un post che unisce nostalgia, umorismo e lucidità critica.
«Me lo immagino, se fosse una persona, come il Dr. House. Un tipo elegante, decadente, brillante, rotto e sarcastico», scrive Battle, che descrive il quartiere come «una sorta di sugar daddy aristocratico e malato».
Il momento emerse dalla quotidianità più cruda: Battle usciva da una fiera nel parco John Lennon e cercava una bottiglia d'olio quando si fermò a contemplare la villa abbandonata.
Quella immagine —la scarsità materiale che convive con la bellezza architettonica in rovina— è il cuore del suo testo, che lui stesso definisce «lloroposting mea culpa».
Nella sua riflessione, Battle rompe apertamente con il discorso ufficiale sulla proprietà e il patrimonio: preferirebbe vedere quella villa restaurata da un investitore straniero o dagli eredi dei suoi antichi proprietari piuttosto che continuare a vederla distruggere.
«Che non sarebbe mai stata mia? Sì, è vero! Ora non è neanche mia, né ci sono speranze, e guarda come è distrutta», scrive.
Per rafforzare il suo argomento, fa riferimento alla parabola biblica del giudizio di Salomone: proprio come la vera madre preferiva cedere il suo bambino piuttosto che vederlo morire, lui preferisce che qualcun altro salvi la mansion piuttosto che non venga salvata da nessuno.
«A me non dispiacerebbe che qualsiasi investitore straniero, o perfino gli eredi dei vecchi proprietari, si riappropriassero, per vederla risorgere dalle rovine come una fenice», afferma.
Il deterioramento descritto da Battle non è una percezione isolata. Il Vedado accumula decenni di crolli e abbandono istituzionale, con residenti che hanno denunciato ripetutamente il pericolo strutturale degli edifici senza ricevere risposta ufficiale.
En dicembre del 2025, un crollo parziale nel Vedado ha riacceso le allerta sullo stato del quartiere, e a marzo del 2026 è stato necessario demolire un edificio all'Havana dopo anni di deterioramento e crolli parziali.
In 2024, famiglie vivevano in un edificio con rischio di crollo a Vedado senza che alcuna autorità offrisse loro una soluzione.
Il quartiere si è sviluppato tra la fine del XIX secolo e la metà del XX come simbolo della modernità urbana repubblicana dell'Avana, con architettura eclettica, art déco e modernismo cubano.
Dopo le nazionalizzazioni del 1959 al 1968, migliaia di proprietà private passarono allo Stato. I loro proprietari originali, molti dei quali in esilio, non recuperarono mai i loro beni, e la Costituzione del 2019 vieta la concentrazione della proprietà nelle mani private, senza alcun meccanismo di restituzione.
Battle chiude il suo testo con un'immagine che racchiude tutta l'ironia della situazione: «Anche se 'salomonicamente' dovessi sedermi su questa stessa panchina, a guardarla da lontano, già con 80 anni, e con l'olio a 50 chili la bottiglia, e dire: Che bella!»
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