La polizia del regime cubano ha repressato a colpi giovedì manifestanti nel municipio di Playa, all'Avana, secondo un video pubblicato su Facebook dal giornalista Mario J. Pentón con l'hashtag #PATRIAYVIDA.
Nel clip di 38 secondi, si sentono testimoni esclamare «si è formato, si è formato, guarda il popolo» mentre descrivono la scena di repressione nelle strade del comune habanero.
La giornata di giovedì si aggiunge a una serie di proteste che attraversano la capitale da giorni, alimentate da blackout che in alcune zone superano le 20 ore al giorno e da un deficit elettrico previsto vicino ai 2.000 MW durante l'orario di punta notturno.
Ieri, i residenti di Nuevo Vedado sono scesi in strada per protestare dopo aver accumulato 24 ore consecutive senza elettricità, in una delle molte manifestazioni che hanno scosso la capitale in una sola giornata.
In San Miguel del Padrón, i residenti si sono riuniti di fronte alla sede del governo municipale con il motto «Cibo e corrente!», chiedendo soluzioni a una crisi che il regime non è riuscito — né sembra disposto a — risolvere.
Anche ieri, i residenti di Marianao hanno invaso le strade con cacerolazos, falò e rogo di rifiuti in segno di protesta contro le prolungate interruzioni di corrente che asfissiano la popolazione.
Il mercoledì, i residenti di Luyanó hanno partecipato a un cacerolazo e al blocco della Calzada de Concha, unendosi all'ondata di indignazione che attraversa i municipi della capitale.
La repressione documentata a Playa risponde a un modello sistematico del regime: dispiegamento di forze speciali conosciute come «berretti neri», poliziotti in borghese, pattuglie militari e interruzioni di internet nelle zone in cui si svolgono le manifestazioni.
Un rapporto di Cubalex sulla militarizzazione sociale a Cuba descrive come strade, parchi e zone residenziali dell'Avana rimangano sotto la vigilanza permanente di pattuglie di polizia e militari, in quella che l'organizzazione definisce una strategia di controllo sociale di fronte al crescente malcontento.
Dal 6 marzo 2026, almeno 14 persone sono state arrestate a L'Avana per aver partecipato a cacerolazos, secondo i dati di Cubalex.
Questo giovedì a L'Avana sono comparsi messaggi con il motto «Patria y Vida» e contro Díaz-Canel, dipinti sui muri della città, a segnalare che la resistenza popolare non cede di fronte alla repressione.
Il Osservatorio Cubano dei Conflitti ha registrato 1.133 proteste ad aprile del 2026, un 29,5% in più rispetto allo stesso mese del 2025, un dato che riflette l'escalation continua di un malcontento che il regime cerca di soffocare con violenze e arresti, ma che non riesce a spegnere.
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