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L'economista cubano Pedro Monreal ha pubblicato questo lunedì un'analisi incisiva sulla sua pagina Facebook «Lo Stato come tale» in cui sostiene che Cuba ha perso l'opportunità storica di replicare le riforme economiche di successo di Cina e Vietnam, e avverte che la crisi attuale potrebbe portare a un «collasso controllato».
«A Cuba è sfuggito il treno delle riforme di Cina e Vietnam e non ci sono prove che attualmente esistano condizioni per poter replicare lo schema essenziale e il successo economico di quelle riforme 'controllate'», ha scritto Monreal.
L'economista elenca le peculiarità del contesto cubano che rendono impraticabile questa strada: priorità al controllo politico rispetto all'efficienza economica, visione burocratica della gestione, sanzioni degli Stati Uniti, alto rischio per gli investitori e sfiducia della diaspora cubana.
Per Monreal, una condizione chiave del successo cinese e vietnamita è stata la disponibilità di riserve valutarie e l'inserimento internazionale, inteso come apertura commerciale, attrazione di investimenti esteri e normalizzazione delle relazioni diplomatiche.
«Le riforme non sarebbero state fattibili senza apertura. Le valute estere hanno permesso di importare macchinari e know-how, mentre gli spazi di inserimento internazionale hanno facilitato l'accesso a mercati e capitali», ha sottolineato.
L'economista sottolinea che quella disponibilità di valute e l'inserimento internazionale non furono solo un requisito cronologico precedente, ma anche funzionale: «le riforme interne (decentralizzazione, incentivi) necessitavano di una leva esterna per scalare e sostenersi».
Replicare il modello cinese-vietnamita a Cuba richiederebbe, secondo Monreal, «una combinazione di volontà politica interna per sostituire l'attuale modello economico e di condizioni esterne economiche e geopolitiche favorevoli per il governo cubano che a breve termine sembrano poco probabili».
L'analisi arriva in un momento di deterioramento economico accelerato. L'Economist Intelligence Unit prevede una caduta del PIL cubano del 7,2% nel 2026, accumulando una contrazione del 23% dal 2019, mentre lo stesso Monreal ha avvertito che la caduta potrebbe superare il 15%.
Questa proiezione contrasta radicalmente con quella del regime: il primo ministro Manuel Marrero Cruz ha presentato una crescita del +1% del PIL per il 2026 come «bussola» per rilanciare l'economia, una cifra che i vari organismi internazionali e indipendenti negano.
Il diagnostic di Monreal contrasta anche con le promesse di Díaz-Canel, che nell'ottobre 2021 affermò che Cuba avrebbe sviluppato un modello economico «migliore di quello della Cina e del Vietnam», promessa che non si è mai concretizzata.
Le riforme cinesi —avviate da Deng Xiaoping nel 1978— e quelle vietnamite —note come Đổi Mới, dal 1986— hanno trasformato economie Pianificate in potenze esportatrici sotto un partito unico. La Cina ha moltiplicato il suo PIL per 10 in quattro decenni; il Vietnam ha aumentato il suo PIL pro capite da circa 230 dollari nel 1986 a circa 4.300 dollari nel 2024, secondo la Banca Mondiale.
Monreal ha mostrato in recenti analisi il collasso di settori produttivi chiave, come la produzione di autobus, che è scesa da 473 unità nel 2019 a 12 previste nel 2026, una riduzione del 97,5%, o la produzione suinicola, che è crollata del 95,2% tra il 2017 e il 2023.
«Il rischio oggi per il governo cubano non è tanto aver perso l'opportunità di tentare di riprodurre una riforma 'controllata' in stile cinese-vietnamita, quanto il fatto che la crisi economica attuale si stia trasformando in un collasso 'controllato'», ha avvertito Monreal, in quella che rappresenta l'avvertimento più grave che ha formulato finora sul futuro dell'economia cubana.
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