Impunità a Guanajay: accusano funzionari di permettere aggressioni a prigionieri politici



Il maggiore Javier Reboso Pérez della Sicurezza dello Stato, il tenente colonnello Emilio Guilarte Ramírez, secondo capo del carcere, e il tenente colonnello Guillermo Cordero MonduyFoto © Facebook / Salomé García Bacallao

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L'attivista Salomé García Bacallao, coordinatrice del gruppo Giustizia 11J, ha denunciato pubblicamente questa domenica un nuovo caso di aggressione sessuale ai danni di un manifestante dell'11J detenuto nel carcere di Guanajay, indicando direttamente tre agenti della prigione come responsabili per averlo permesso con totale impunità.

Secondo la denuncia, è la seconda volta che il detenuto Roberto Valdés Alonso, conosciuto come «il balbuziente di San José» e condannato a più di 30 anni di prigione, aggredisce sessualmente un prigioniero politico in quel penitenziario con la complicità delle autorità carcerarie.

I tre ufficiali indicati sono il Maggiore Javier Reboso Pérez, della Sicurezza dello Stato; il Tenente Colonnello Emilio Guilarte Ramírez, conosciuto come «L'illustre» e secondo comandante del carcere; e il Tenente Colonnello Guillermo Cordero Monduy, soprannominato «Guillermo Tell», che si trovava in vacanza al momento dei fatti.

La denuncia include un messaggio attribuito al Maggiore Reboso in cui, con scherno, riconosce la sua responsabilità: «dì al gago che sta finendo con i ragazzi dell'11 luglio».

La vittima è un giovane manifestante la cui identità non è stata rivelata per proteggere la sua famiglia. Secondo García Bacallao, è stato sottoposto a droghe prima dell'aggressione e rimane ricoverato nell'ambulatorio del penitenziario in stato di shock, con gravi danni fisici e psicologici.

Il precedente diretto è il caso del prigioniero politico Julián Mazola, che è stato collocato deliberatamente nella stessa cella di Valdés Alonso dal Maggiore Reboso come rappresaglia per essersi rifiutato di collaborare con la Sicurezza dello Stato.

Sulla Guilarte Ramírez, l'attivista è perentoria: «Emilio è un abusatore, che si diverte a picchiare e denigrare i prigionieri, anche con violenza sessuale verbale».

Inoltre, lo indica come uno dei responsabili delle torture contro il prigioniero politico Orlando Zapata Tamayo, che morì il 23 febbraio 2010 dopo più di 80 giorni di sciopero della fame mentre era detenuto a Guanajay, tra altre prigioni.

Gordero Monduy, da parte sua, accumula un passato repressivo documentato da difensori dei diritti umani fin dal 2005 in quello stesso penitenziario, con accuse di responsabilità nella morte di vari detenuti e di aver collaborato con il Tribunale Provinciale di Artemisa per fabbricare accuse contro gli oppositori.

García Bacallao sottolinea che «questa pratica di permettere abusi sessuali nelle Prigioni è storica e sistematica a Cuba», documentata da Human Rights Watch sin dal suo rapporto del 1999.

Il contesto è di repressione sostenuta: almeno 760 prigionieri politici dell'11J rimangono incarcerati a Cuba secondo Justicia 11J, mentre il numero totale di prigionieri politici sale a 1.250 persone secondo Prisoners Defenders.

Le condizioni a Guanajay sono state denunciate in modo reiterato: un rapporto del giugno 2025 ha registrato 160 denunce di torture nelle carceri cubane nel primo semestre dell'anno, inclusi 104 casi di negazione di assistenza medica.

«Nella prigione di Guanajay ci sono più di una dozzina di prigionieri politici a rischio. BASTA CON L'IMPUNITÀ!», conclude García Bacallao nella sua denuncia.

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