Il ricorso alla “malattia mentale” come arma politica a Cuba dopo l'arresto dello 'Spiderman'



Javier Ernesto Martín Gutiérrez, conosciuto come lo “Spiderman di Cuba”Foto © Instagram / javierspiderman2024

La recente e violenta arresto dello sportivo cubano Javier Ernesto Martín Gutiérrez, conosciuto come il “Spiderman di Cuba”, ha di nuovo messo in evidenza un meccanismo ricorrente dell'apparato repressivo: discreditare il dissidente mediante l'insinuazione di problemi di salute mentale.

Tras diversi giorni di protesta pubblica dalla sua abitazione a L'Avana, dove ha denunciato la fame, la povertà e la crescente disperazione sociale, l'atleta è stato arrestato e trasferito a Villa Marista, sede della Sicurezza dello Stato.

Poco dopo, , una piattaforma collegata alla controintelligence e agli organi repressivi del regime, ha diffuso una narrativa con l'intento di svuotare di contenuto politico la sua azione, presentandola come una persona instabile o bisognosa di valutazione psichiatrica.

Questo giro non risponde a fatti comprovati, ma a una strategia ben nota.

Invece di rispondere alle denunce sulla crisi strutturale che vive il paese, il discorso ufficiale opta per delegittimare il messaggero. La figura del cittadino che protesta si trasforma quindi in quella di un individuo con presunti squilibri, il che permette di giustificare il suo arresto sotto un presunto "prisma assistenziale" e non repressivo.

L'uso della psichiatria a fini politici non è una novità a Cuba. Diversi rapporti di organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch hanno documentato, nel corso dei decenni, pratiche di stigmatizzazione e isolamento degli oppositori tramite diagnosi poco trasparenti o ricoveri dubbiosi.

Questo comportamento, ereditato in parte da modelli repressivi del blocco sovietico, cerca di annullare la legittimità della dissidenza senza la necessità di confrontare i suoi argomenti.

Nel caso dello "Spiderman di Cuba", la narrativa ufficiale introduce elementi come "comportamenti disarticolati" o "grida incessanti", basandosi su presunte fonti non identificate. Tuttavia, non è stato presentato alcun diagnostic medico verificabile né prove pubbliche a sostegno di tali affermazioni.

Il contrasto è evidente: mentre lo sportivo denunciava una realtà condivisa da milioni di cubani —scarsità di cibo, blackout prolungati, mancanza di opportunità—, la risposta istituzionale è stata quella di spostare l’attenzione sulla sua presunta condizione mentale.

Il trasferimento a Villa Marista mette in evidenza la vera natura repressiva di questa azione. Si tratta di un centro storicamente legato a interrogatori politici, non a valutazioni cliniche.

Se ci fosse una reale preoccupazione per la salute dell'individuo, la procedura logica sarebbe quella di ricevere assistenza in un'istituzione medica, non in dipendenze della polizia politica. Anche se, sono state documentate pratiche repressive simili nelle istituzioni sanitarie.

A questa strategia si aggiunge un altro componente abituale: il discredito di giornalisti e media indipendenti che hanno dato visibilità al caso.

Attaccando coloro che informano, il regime cerca di indebolire la credibilità della storia e controllare il racconto. È una manovra che mira non solo a silenziare il protagonista, ma anche a condizionare la percezione pubblica dei fatti.

Quanto accaduto con Martín Gutiérrez si inserisce in un modello più ampio: quando una protesta guadagna visibilità, il potere prima tenta di ignorarla; poi, di screditarla; e infine, di ridefinirla come un problema individuale.

In questo processo, l'etichetta di "malattia mentale" diventa uno strumento utile per disattivare qualsiasi lettura politica.

Tuttavia, questo tipo di risposte non elimina l'origine del conflitto. In un paese segnato dalla scarsità, dal deterioramento delle condizioni di vita e dalla mancanza di aspettative, ridurre la protesta a un presunto disturbo individuale non è solo insufficiente e inutile, ma anche profondamente cinico e meschino.

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Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.

Iván León

Laureato in giornalismo. Master in Diplomazia e Relazioni Internazionali presso la Scuola Diplomatica di Madrid. Master in Relazioni Internazionali e Integrazione Europea presso l'UAB.