Una madre cubana residente in Stati Uniti ha pubblicato ieri un video su TikTok che cattura il momento in cui si congeda da suo figlio alla stazione degli autobus di L'Avana, in una scena carica di dolore che sintetizza il dramma vissuto da migliaia di famiglie separate dall'emigrazione.
Il clip, della durata di appena 17 secondi, è stato pubblicato dall'account @anislachina90, identificato come "La cubana e il gringo", in riferimento alla coppia formata dalla creatrice cubana e dal suo marito americano, con cui vive al di fuori dell'isola.
Nelle immagini si vede la donna abbracciata al suo bambino, con il volto rigato di lacrime, prima che il giovane si allontani e le dica addio da lontano nella terminal di Havana.
"Ed è qui che mi sento la peggior madre del mondo perché devo tornare a lasciarlo", ha espresso la donna nel video, una frase che ha subito risuonato tra gli utenti della piattaforma e che articola un senso di colpa collettivo condiviso da migliaia di madri cubane emigranti.
La descrizione che ha accompagnato la pubblicazione è stata altrettanto eloquente: "I addii saranno sempre la parte peggiore del viaggio".
Il video si inserisce in un fenomeno ampiamente documentato sui social media: il dolore delle madri cubane che emigrano lasciando i propri figli nell'isola, solitamente sotto la cura di nonni o altri familiari, con la promessa di una riunificazione che in molti casi richiede anni per concretizzarsi.
Questo tipo di scene è diventato ricorrente su TikTok nelle ultime settimane. Martedì scorso, un altro video virale mostrava una madre cubana che si copriva la bocca per trattenere le lacrime al vedere partire la sua figlia da Cuba. Il 13 aprile, un video mostrava un giovane cubano che attraversava le barriere in un aeroporto per abbracciare sua madre dopo una lunga separazione. Il 20 aprile, la cubana @yaimagonzalez31 si era nascosta in una scatola per sorprendere suo figlio a Cuba.
In febbraio, un'altra cubana residente negli Stati Uniti, @anaisismaron98, ha pubblicato un video riflettendo sulla situazione di suo figlio nell'isola con una frase che è diventata virale: "A Cuba non c'è luce, ma ci sono mani che lo aspettano".
Dietro ogni addio c'è una crisi strutturale che lo provoca. Cuba ha registrato più di 250.000 uscite ufficiali solo nel 2024, con stime indipendenti che raddoppiano questa cifra, rappresentando uno dei più grandi esodi della storia dell'isola dopo 67 anni di dittatura comunista.
Miles di donne cubane emigrano lasciando i propri figli sull'isola per inviare rimesse e cercare condizioni di vita migliori, assumendo il sacrificio come l'unica via per garantire loro un futuro. Il pregiudizio sociale di abbandonare i figli pesa su di loro, il che spiega la risonanza immediata di frasi come quella pronunciata da questa madre alla stazione degli autobus dell'Avana.
Estudi clinici avvertono che la separazione prolungata delle figure genitoriali a causa dell'emigrazione genera casi di depressione, ansia e, in casi estremi, tendenze a farsi del male, una conseguenza silenziosa dell'esodo che raramente appare nelle statistiche ufficiali.
La stazione degli autobus de L'Avana e l'aeroporto José Martí sono diventati i luoghi abituali di queste commoventi separazioni, un riflesso quotidiano di ciò che la dittatura ha fatto alla famiglia cubana.
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