Cuba e Cina hanno compiuto nuovi passi nella loro cooperazione energetica con la valutazione di progetti congiunti orientati alla ricerca e possibile estrazione di petrolio e gas nel territorio cubano, in mezzo a una profonda crisi energetica che costringe l'isola a dipendere dalle importazioni di carburante.
L'avanzamento è stato confermato dopo uno scambio scientifico-tecnico tenutosi a L'Avana, dove specialisti del Centro de Investigaciones del Petróleo (CEINPET) e geologi di entrambi i paesi hanno analizzato iniziative chiave legate al potenziale degli idrocarburi a terra e alla realizzazione del primo Atlante Geoquimico di Cuba.
Secondo un rapporto del Noticiero della televisione cubana, l'incontro ha riflettuto "l'impegno della nazione asiatica per la sovranità energetica e il programma economico e sociale del Governo cubano", in un'alleanza che si presenta come strategica per il futuro energetico dell'isola.
Due progetti chiave: mappa chimica e ricerca di petrolio
Il nucleo della collaborazione ruota attorno a due grandi progetti.
Da un lato, la creazione dell'Atlante Geochimico di Cuba, uno studio senza precedenti sulla composizione del sottosuolo nazionale.
Per altro, la valutazione del potenziale di petrolio e gas per identificare nuovi giacimenti sfruttabili.
Un esperto citato nel rapporto televisivo ha spiegato che “un progetto è volto a realizzare l'Atlante geochimico di Cuba, che è uno studio degli elementi chimici presenti su tutto il territorio nazionale a diversi livelli, a diverse scale”.
In parallelo, ha aggiunto che “l'altro progetto è rivolto a contribuire alla valutazione del potenziale di petrolio e gas che abbiamo nel paese per poter individuare nuovi luoghi in cui abbiamo possibilità di avere petrolio”.
Questo approccio mira direttamente ad ampliare la limitata produzione nazionale, che attualmente copre appena circa il 40% della domanda interna di combustibile.
Tecnologia cinese per colmare le carenze a Cuba
Uno degli elementi più rilevanti di questa cooperazione è l'accesso a tecnologie avanzate che Cuba non possiede.
Parte del lavoro include l'invio di campioni geologici al gigante asiatico per la loro analisi.
Lo stesso specialista ha sottolineato che “c'è un componente che riguarda la parte relativa alle analisi di laboratorio, con tecnologie che non abbiamo in Cuba e quindi i campioni vengono prelevati a Cuba e inviati in Cina per la loro analisi e interpretazione, e questo è un contributo molto notevole”.
Questo scambio consente alle autorità cubane di progredire nella conoscenza del proprio sottosuolo nonostante le limitazioni tecniche e finanziarie che il paese deve affrontare.
Inoltre, la collaborazione prevede la formazione di specialisti cubani in processi e tecnologie avanzate, con l'obiettivo di una trasferimento delle capacità a lungo termine.
Oltre il petrolio: Minerali e energia geotermica
L'agenda bilaterale non si limita al petrolio e al gas. Include anche l'identificazione di materie prime minerali considerate essenziali per la transizione energetica, così come studi sul potenziale geotermico dell'isola.
Durante le sessioni scientifiche, definite di “alto livello”, sono stati discussi “concetti e proiezioni tutti incentrati sulla sovranità energetica”, secondo il rapporto televisivo.
In questo contesto, uno dei fronti di lavoro è identificare risorse che possano integrarsi nelle nuove dinamiche energetiche globali, mentre un altro si concentra sull'esplorazione dell'uso dell'energia geotermica a Cuba.
Percorsi nelle zone petrolifere e presenza di aziende cinesi
Come parte del programma, la delegazione cinese ha visitato giacimenti nella fascia petrolifera dell'ovest e del centro del paese, incluse le strutture a El Fraile (Mayabeque) e Varadero (Matanzas).
In quest'ultimo punto, i geologi hanno concordato con i rappresentanti della compagnia cinese Gran Muralla, una filiale della Corporazione Nazionale del Petrolio della Cina che è presente nell'isola da anni e responsabile della perforazione della maggior parte dei pozzi a Cuba.
Energia e crisi: il contesto dell'avvicinamento
L'impulso a questi progetti avviene in un contesto di crisi energetica acuta. Cuba ha bisogno di circa 100.000 barili di combustibile al giorno, ma produce solo una frazione, costringendola a importare il resto in condizioni sempre più complesse.
Le autorità cubane hanno insistito sulla necessità di raggiungere la "sovranità energetica", combinando l'aumento della produzione nazionale di petrolio e gas con una transizione verso fonti rinnovabili.
In questo contesto, la cooperazione con la Cina è diventata un pilastro fondamentale. Oltre al supporto nell'esplorazione geologica, il paese asiatico ha fornito tecnologia per parchi solari, sistemi di stoccaggio energetico e altri progetti destinati a diversificare la matrice energetica cubana.
La geologia come punto di partenza
Per le autorità cubane, il lavoro attuale è solo il primo passo di una strategia più ampia. Come ha riassunto uno degli esperti, “la geologia è il primo anello con cui successivamente il resto dello sviluppo economico del paese può essere espanso, basandosi sulle potenzialità studiate e analizzate che abbiamo nel paese”.
Lo stesso esperto ha sottolineato che c'è "una volontà da parte loro molto notevole con la quale il paese sta vedendo i frutti di quella collaborazione".
Così, mentre l'isola cerca di superare le sue limitazioni energetiche, l'alleanza con la Cina punta a stabilire le basi scientifiche e tecniche per sfruttare risorse proprie che, se confermate, potrebbero alleviare parzialmente la sua dipendenza esterna.
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