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La crescita incontrollata di un arbusto sulla struttura della sala José White, uno degli edifici patrimoniali più riconosciuti di Matanzas, ha scatenato critiche sui social media dopo una denuncia pubblica di sabato scorso che ha messo in guardia sul deterioramento visibile dell'immobile per mancanza di manutenzione.
La segnalazione è stata diffusa su Facebook da Ramón Recondo Pérez, specialista dell'Azienda di Progetti di Architettura e Ingegneria di Matanzas, che ha pubblicato una fotografia in cui si osserva una pianta di grandi dimensioni crescere direttamente sulla facciata dell'edificio.
Il fogliame emerge da una crepa nel muro, evidenziando un lungo processo di abbandono che ha permesso lo sviluppo della vegetazione senza che venisse rimossa.
Nell'immagine si nota anche una profonda crepa verticale proprio sotto il punto in cui nasce la pianta. Gli specialisti in conservazione architettonica avvertono che le radici di questo tipo di vegetazione possono agire come cunei all'interno delle fessure dei muri, espandendosi progressivamente e fratturando il cemento, il mattone o il rivestimento delle facciate.
Il danno si riflette anche nel distacco dell'intonaco attorno alla crepa, segnale che l'integrità della superficie è già compromessa.
Molto vicino all'area colpita si trova uno scarico pluviale in PVC che potrebbe danneggiarsi se le radici penetrano nelle giunzioni del sistema di drenaggio o generano ostruzioni che provocano perdite nel muro.
Recondo ha ironizzato sulla situazione definendo il luogo come "il nuovo Giardino Botanico di Matanzas", una critica rivolta alla apparente indifferenza dei responsabili dell'immobile di fronte al deterioramento visibile della facciata.
Nella sua pubblicazione ha messo in discussione come sia possibile che una pianta di tali dimensioni sia cresciuta sopra l'edificio, senza che siano state adottate misure per rimuoverla.
Il denunciatore ha qualificato la situazione come una dimostrazione di "indifferenza" nei confronti di una delle opere emblematiche del patrimonio architettonico matancero e ha lamentato che un restauro che ha richiesto impegno e risorse possa deteriorarsi a causa dell'assenza di azioni basilari di manutenzione.
Per diversi utenti che hanno commentato il post, il problema non dipende dalla mancanza di risorse, ma da negligenza amministrativa. Alcuni hanno segnalato che l'eliminazione della pianta invasiva richiederebbe soltanto una semplice azione di pulizia, mentre altri hanno lamentato che edifici restaurati con fondi pubblici tornino a deteriorarsi per l'assenza di una manutenzione sistematica.
La Sala White, inaugurata nel 1860 come sede del vecchio Liceo Artistico e Letterario di Matanzas, è stata per oltre un secolo uno dei principali spazi culturali della città.
En i suoi saloni è stata presentata la prima danzón cubano, "Las alturas de Simpson", uno dei brani più rappresentativi dell'identità culturale cubana. Dal 1968 porta il nome del violinista matancero del XIX secolo José Silvestre White (1835-1918).
La denuncia riflette una problematica che si ripete in diversi punti del paese. Il Teatro Sauto affronta vandalismo, uso dei suoi portali come rifugio e un deterioramento progressivo che le autorità non sono riuscite a fermare, anche nella città di Matanzas.
La situazione non è esclusiva di quella provincia. Il Gran Teatro de La Habana presentava rifiuti e persone in situazione di strada nei suoi portici, mentre il Convento de Los Escolapios è stato denunciato per totale abbandono in un'altra località dell'entroterra del paese.
Il modello di negligenza istituzionale nei confronti del patrimonio storico cubano è emerso anche quando è stato rivelato che il Museo Carlos Baliño era chiuso dal 2019, senza che alcuna autorità culturale avesse adottato misure per la sua riqualificazione.
L'indolenza nei confronti delle opere emblematiche del Patrimonio matancero, come le ha definite lo stesso denunciante, riassume una crisi strutturale nella preservazione dei beni culturali cubani, dove la mancanza di manutenzione e l'assenza di risorse trasformano in rovine spazi che dovrebbero essere protetti come parte della memoria collettiva della nazione.
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