Il COI permetterà la competizione ad atleti trans nella categoria del loro sesso biologico



Comitato Olimpico Internazionale (Immagine di riferimento)Foto © Flickr / Creative Commons

Video correlati:

Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha pubblicato questo venerdì un documento di domande e risposte per chiarire la sua nuova politica riguardo la partecipazione degli atleti transgender alle Olimpiadi, confermando che questi sportivi potranno competere, ma esclusivamente nella categoria corrispondente al loro sesso biologico.

La politica è stata adottata dal Consiglio Esecutivo del CIO lo scorso 26 marzo e entrerà in vigore a partire dalle Olimpiadi di Los Angeles 2028, senza effetto retroattivo.

L'organismo sottolinea che "non sono escluse le persone transgender" dalle sue competizioni, ma precisa che coloro che sono maschi biologici e soddisfano i requisiti di classificazione "potranno partecipare solo alle gare della categoria maschile".

Fuori dall'ambito olimpico, il CIO chiarisce che "le persone transgender possono partecipare a tutte le altre competizioni sportive a cui hanno accesso, proprio come qualsiasi altro atleta che non soddisfi i requisiti di qualificazione olimpica".

L'idoneità per la categoria femminile sarà determinata tramite un test di rilevamento del gene SRY, presente esclusivamente negli uomini biologici.

La prova è non invasiva: viene eseguita mediante un raschiamento dell'interno della guancia con un cotton fioc, simile ai test per il COVID; si effettua una sola volta nella vita e ha un'affidabilità superiore al 99%, il che è qualificato dal CIO come un requisito di idoneità "eccezionalmente rigoroso".

Il documento prevede eccezioni per disturbi genetici di molto bassa prevalenza, come la sindrome di insensibilità androgenica, che permetteranno a alcune donne portatrici del gene SRY di competere ugualmente nella categoria femminile.

Le federazioni internazionali potranno anche richiedere esenzioni se dimostrano che il loro sport non dipende dalla forza o che il sesso non compromette l'equità tra i concorrenti, come avviene nell'ippica, dove gli atleti non sono classificati per sesso.

Per quanto riguarda i minori, potranno sottoporsi volontariamente al test con il consenso dei loro genitori o tutori; nei Giochi Olimpici della Gioventù 2030, il test sarà obbligatorio.

Gli atleti che si rifiutano di sottoporsi al test non potranno competere nella categoria femminile a partire da Los Angeles 2028. Il CIO riconosce che in alcuni paesi, come la Norvegia e la Francia, il test è vietato, ma sottolinea che gli sportivi possono effettuarlo in un altro paese senza violare la normativa nazionale.

Il documento equipara le atlete con differenze nello sviluppo sessuale con cromosomi XY e le donne trans riguardo alle caratteristiche biologiche rilevanti: entrambe hanno cromosomi XY, il gene SRY, testicoli e testosterone nel range maschile, caratteristiche che "sono responsabili dello sviluppo sessuale maschile e conferiscono vantaggi nella prestazione sportiva".

Questa posizione contrasta con i criteri precedenti dell'organismo, che dal 2015 permettevano agli atleti transgender di competere nella categoria femminile sotto determinate condizioni ormonali.

Il COI affronta anche il controverso torneo di boxe di Parigi 2024, dove ha destato particolare attenzione il caso dell'argelina Imane Khelif, e sottolinea che tutti i partecipanti "hanno rispettato le norme di idoneità e partecipazione del torneo, così come tutte le normative mediche vigenti in quel momento".

Archiviato in:

Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.