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Il regime cubano ha pubblicato una dichiarazione ufficiale intitolata "Girón è oggi e sarà sempre" in occasione del 65° anniversario di quel fatto storico. Il testo ribadisce il rifiuto di qualsiasi ingerenza statunitense e invita alla mobilitazione nazionale e internazionale a difesa del socialismo.
Il diario ufficiale Granma e Cubadebate hanno condiviso la dichiarazione un giorno dopo l'atto commemorativo del 65° Anniversario della Proclamazione del Carattere Socialista della Rivoluzione, presieduto da Miguel Díaz-Canel il 16 aprile all'angolo tra 23 e 12, all'Avana.
C'è una frase centrale che riassume il tono sfidante del documento: "Cuba non sarà mai un trofeo, né una stella in più della costellazione statunitense".
Il testo elenca una serie di accuse contro Washington riguardanti l'embargo energetico aggravato dall' Ordine Esecutivo firmato da Donald Trump il 29 gennaio; dichiarazioni di funzionari statunitensi su possibili aggressioni militari; e la pressione sui governi della regione affinché rompano i legami con L'Avana.
La dichiarazione fa anche riferimento ai 32 militari cubani morti il 3 gennaio durante l'operazione statunitense a Caracas che si è conclusa con la cattura di Nicolás Maduro, e all'incidente del 25 febbraio a Villa Clara, quando le forze cubane hanno respinto una presunta infiltrazione armata dalla Florida.
Il documento cita il Memorandum del sottosegretario di Stato Lester Mallory, del 6 aprile 1960, come prova storica delle intenzioni di Washington: "Utilizzare rapidamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba (...) per ridurre le sue risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e il rovesciamento del Governo."
La dichiarazione riproduce frammenti del discorso di Díaz-Canel di giovedì, con il suo appello ai cubani a essere pronti a combattere se si dovesse verificare un’aggressione militare, come avvenne il 16 aprile 1961. Inoltre, menziona espressamente che Raúl Castro rimane pronto accanto al popolo.
Il testo sottolinea il supporto del Convoy Nuestra América e la solidarietà di Messico, Russia, Cina e Vietnam, che vengono definiti "pilastri di dignità" che non cedono di fronte alla pressione degli Stati Uniti.
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