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Jorge Rodríguez, presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela e fratello della presidente ad interim Delcy Rodríguez, ha categoricamente negato in un'intervista esclusiva con El País che ci sia stata una tradimento da parte dei vertici politici o militari del chavismo nella cattura di Nicolás Maduro, avvenuta il 3 gennaio 2026.
Sono sicuro che non riguardi i vertici politici e militari", ha affermato Rodríguez, che ricopre anche il ruolo di responsabile del dialogo politico del chavismo con Washington.
Come argomento principale, Rodríguez ha sottolineato che l'allora vicepresidente Delcy Rodríguez ha lavorato con Maduro fino alle otto di sera del 2 gennaio, che lui stesso ha parlato telefonicamente con l'ex presidente alle dieci di sera dello stesso giorno, e che Diosdado Cabello ha mantenuto un contatto costante con lui in quelle ore.
"Se fosse successo un evento naturale come quello che stai indicando, sicuramente a quest'ora già si saprebbe," aggiunse.
La intervista si svolge 100 giorni dopo l'operazione statunitense che ha rovesciato Maduro, denominata "Operazione Risoluzione Assoluta", eseguita nell'alba del 3 gennaio dalla Delta Force con il supporto della CIA, che ha fatto irruzione nel complesso di Fuerte Tiuna, a Caracas, e ha lasciato più di 120 morti.
Maduro e sua moglie Cilia Flores rimangono reclusi nel Centro di Detenzione Metropolitano di Brooklyn, a New York, affrontando accuse di narcoterrorismo con possibile pena dell'ergastolo.
La versione di Rodríguez è in conflitto diretto con quella di analisti ed ex funzionari: un ex investigatore della DEA ha dichiarato nel gennaio del 2026 che gli stessi fratelli Rodríguez hanno negoziato con Washington dall'autunno del 2025, consegnando Maduro per ambizione politica, e che Delcy "ha negoziato pensando che Trump la stesse invitando a una festa e si è ritrovata invece invitata a un funerale".
Nell'intervista, Rodríguez elude sistematicamente le domande più compromettenti: evita di fissare scadenze per le elezioni, esclude che il Venezuela sia "sotto tutela" da parte di Stati Uniti nonostante riconosca che Washington ha fatto "suggerimenti" su leggi come quella sui idrocarburi, e minaccia velatamente che María Corina Machado potrebbe essere arrestata se tornasse nel paese.
Sobre la leader oppositrice, vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2025, Rodríguez è stato particolarmente duro: "Sta risultando, non voglio essere offensivo, piuttosto borbottante la signora Machado, perché sembra che non abbia imparato nulla".
El chavismo, che per decenni ha perseguito gli oppositori, incarcerato innocenti e distrutto l'economia venezuelana, si presenta ora come artefice di un "nuovo tempo politico", riformando leggi a tutta velocità per attrarre gli investimenti esteri che prima bloccava ideologicamente.
Rodríguez ha riconosciuto nell'intervista che ci sono stati prigionieri che "non avrebbero dovuto esserlo" e che sia lui che sua sorella hanno chiesto scusa, sebbene almeno 187 militari accusati di ribellione siano ancora detenuti secondo i dati del 9 aprile.
Sobre le elezioni presidenziali, il dirigente chavista è stato evasivo: La cosa più importante adesso è l'economia", ha risposto, senza fornire scadenze né impegni concreti.
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