Il giovane cristiano Iván Daniel Calás fugge da Cuba e arriva in Spagna



Iván Daniel Calás Navarro abbandona Cuba e arriva in SpagnaFoto © Facebook / Iván Daniel Calás Navarro

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Il giovane cristiano cubano Iván Daniel Calás Navarro ha annunciato di essere partito da Cuba e si trova in Spagna, dopo aver subito minacce, pressioni e avvertimenti per aver denunciato pubblicamente la situazione a Cuba.

“Gaby e io siamo arrivati oggi in Spagna. Li salutiamo da Salamanca, Castilla e León”, ha scritto nel suo profilo Facebook, dove ha documentato sia la sua vita personale che il suo attivismo dalla fede.

Nello stesso messaggio, ha riflesso l'impatto emotivo della decisione: “Siamo molto tristi e molto felici… perché sì, entrambe le cose possono coesistere insieme quando si emigra, e ancora di più quando si fugge da Cuba!”.

Il giovane ha anche aggiunto un breve riassunto dei suoi sentimenti: “Dio è stato buono. Non ha mancato. Speriamo di non deluderlo”.

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Il giovane è stata una delle voci più visibili tra i giovani credenti che hanno deciso di parlare apertamente della situazione del paese, combinando messaggi religiosi con critiche sociali e politiche.

Negli ultimi mesi, Calás ha risposto pubblicamente a coloro che lo accusavano di cercare protagonismo o di avere problemi con le autorità. In un messaggio in cui ha affermato che “no, non vogliamo un caso politico. Abbiamo molto da perdere e lo sappiamo”, ha difeso il suo diritto a esprimere ciò che accade a Cuba senza aspettare indicazioni istituzionali. Ha anche chiarito la sua posizione nei confronti della paura: “La paura è finita”.

Il giovane aveva denunciato minacce provenienti da profili anonimi sui social media, a cui rispose direttamente in un altro video: “Io metto la mia faccia, la mia voce, la gente può sapere cosa penso, cosa dico. Voi utilizzate nomi e foto che non sono vostri”. In quello stesso contesto, lanciò una frase che riassumeva la sua posizione: “La mia coscienza è tranquilla, la vostra no”.

Il suo attivismo ha incluso anche critiche dirette al discorso ufficiale. Dopo le proteste a Morón, ha messo in discussione le dichiarazioni di Miguel Díaz-Canel e ha affermato che “voi non avete la moralità per parlare né di civismo né di democrazia”.

Oltre ai suoi pronunciamenti sui social, il giovane ha partecipato ad azioni di supporto a persone sotto pressione da parte delle autorità. Dopo aver assistito la madre di una creatrice di contenuti convocata dalla polizia, ha denunciato che “questa gentaglia lavora così, minacciando, mentendo, intimidendo”.

Il stalking e le minacce dell'apparato di sicurezza che ha subito, tuttavia, non sono recenti. Già nel 2023 è stato interrogato dalla Sicurezza dello Stato, dove —secondo quanto riportato— è stato avvertito che potrebbe andare in prigione se avesse parlato contro il governo, come si evince da un interrogatorio in cui ha affermato di temere per la propria vita.

“Sì, temo per la mia vita. Ma Dio ha il controllo. Dio è più forte del DSE. Dio è il Re dei Re,” ha affermato dopo quell'episodio.

Nonostante riconoscesse il rischio, ha insistito nel mantenere la sua posizione: “Ho anche ricordato che mi guido e parlo secondo ciò che dice la Bibbia. Certo, se qualcosa di ciò che dice la Bibbia mi porta a delle conseguenze, sono disposto a pagarne il prezzo”.

In parallelo, il suo lavoro sui social media —inclusi interviste per le strade sulla vita a Cuba— ha amplificato le testimonianze di cittadini segnati dalla crisi economica, dai blackout e dalla scarsità.

La sua partenza dal paese avviene in un contesto in cui esprimere opinioni critiche continua a comportare citazioni della polizia, sorveglianza e minacce, specialmente per attivisti, comunicatori e leader religiosi.

Il messaggio pubblicato dalla Spagna ha generato numerose reazioni. Tra i commenti, vari utenti hanno sottolineato il coraggio del giovane e hanno fatto notare che la sua partenza è una conseguenza della pressione vissuta a Cuba, mentre altri hanno lamentato che le voci critiche siano costrette a emigrare.

La storia di Iván Daniel Calás Navarro riflette il costo personale che comporta parlare apertamente a Cuba, anche da spazi religiosi, in un contesto dove dissentire porta con sé minacce, interrogatori, sorveglianza e pressione costante da parte degli apparati repressivi del regime.

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