Italia e Francia si allineano con la Spagna sulla guerra in Iran



Meloni e MacronFoto © Governo d'Italia

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Italia e Francia si sono allineate con la posizione espressa dal presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, riguardo alla guerra in Iran, sostenendo che non supportare né partecipare al conflitto è una cosa, mentre rinforzare la protezione dei paesi alleati di fronte a un’escalation militare nella regione è un'altra.

Secondo quanto riportato da un articolo del quotidiano Onda Cero, sia la prima ministra italiana, Giorgia Meloni, che il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno insistito sul fatto che i loro paesi non sono in guerra con l'Iran né vogliono coinvolgersi in essa, nonostante abbiano schierato mezzi militari a scopo difensivo nel Mediterraneo orientale.

Il testo colloca questo allineamento nel mezzo della tensione aperta tra Donald Trump e Pedro Sánchez, dopo che il governo spagnolo ha negato il permesso alle forze statunitensi di utilizzare le basi di Morón e Rota in un'offensiva contro l'Iran.

A partire da quella decisione, sempre secondo il materiale fornito, Trump minacciò di “cancellare tutto il commercio” con la Spagna, mentre Sánchez si presentò per criticare il conflitto come “illegale” e riprendere lo slogan del “No alla guerra” del 2003.

La risposta del mandatario statunitense ha incluso insulti contro la Spagna, che ha definito "perdenti".

In questo contesto, il documento sostiene che Sánchez “non è solo” nel suo approccio. Il testo spiega che, sebbene in Spagna si sia aperto un dibattito su una possibile contraddizione tra il rifiuto della guerra e l'invio di una fregata a Cipro, altri governi europei hanno agito in modo simile.

La Francia ha mobilitato un portaerei e sistemi antimissile; il Regno Unito, una nave; la Grecia, caccia; e l'Italia, navi della Marina e sistemi antimissile.

La finalità attribuita a questi movimenti non è quella di partecipare a bombardamenti sull'Iran, ma di rafforzare la sicurezza degli alleati di fronte al deterioramento della situazione nella zona, specialmente dopo che un drone iraniano ha colpito una base militare britannica situata a Cipro, paese membro dell'Unione Europea.

La posizione di Meloni appare espressa in modo chiaro. La premier italiana ha sottolineato giovedì che l'Italia “non era in guerra” e che non voleva entrarci.

"Voglio ribadire che non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra", ha affermato, in alcune parole presentate dal testo come esempio di una dottrina simile a quella sostenuta dall'Esecutivo spagnolo: rifiuto della guerra, ma disponibilità a proteggere i partner e a mantenere una strategia di dissuasione.

Macron, da parte sua, ha espresso un'idea equivalente. Secondo il materiale fornito, il presidente francese ha dichiarato che il suo paese non si sarebbe “involto in questa guerra” contro l'Iran in Medio Oriente.

“La Francia non fa parte di questa guerra. Non siamo in combattimento e non ci coinvolgeremo in essa”, ha dichiarato. Questa formulazione è presentata nel documento come un ulteriore sostegno implicito alla distinzione che Sánchez cerca di delineare tra supporto bellico diretto e dispiegamento difensivo per proteggere i alleati europei.

Difendere gli alleati, non sostenere la guerra

Il testo spiega che questa differenza tra "sostenere la guerra" e "difendere gli alleati" costituisce il nucleo del dibattito politico e strategico.

Nel caso spagnolo, la ministra della Difesa, Margarita Robles, ha inquadrato l'invio della fregata 'Cristóbal Colón' a Cipro all'interno di un contesto di “dissuasion e difesa” dell'Unione Europea.

L'interpretazione riportata nel documento è che mobilitare mezzi per proteggere il territorio alleato o intercettare potenziali minacce non equivale a unirsi ai bombardamenti o agli attacchi contro l'Iran.

Quello stesso ragionamento è ulteriormente rafforzato nel testo con l'opinione dell'ammiraglio in pensione Juan Rodríguez Garat, citato da RTVE, che ha riassunto quella tesi con una frase perentoria.

“Non ti rende bellicoso difendere un'isola”. Partendo da questa idea, il documento sottolinea che la presenza militare a Cipro o in aree vicine deve essere interpretata come una misura di contenimento e protezione, non come un'adesione all'offensiva militare contro l'Iran.

Tensione in Europa

La crisi aperta in Medio Oriente dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele contro l'Iran il 28 febbraio ha innescato una rapida escalation militare e diplomatica con ripercussioni globali.

Nei primi giorni del conflitto, diverse potenze europee iniziarono a valutare la propria posizione di fronte all'offensiva e alle rappresaglie iraniane.

Inizialmente, Francia, Germania e il Regno Unito hanno avvisato che erano pronti ad adottare “azioni difensive proporzionate” contro l'Iran per proteggere i loro alleati e il personale dispiegato nella regione.

Ese mismo giorno, un drone iraniano colpì la base britannica di Akrotiri, a Cipro, dimostrando fino a che punto la guerra avesse raggiunto interessi legati all'Unione Europea.

La tensione si è trasferita anche sul piano politico all'interno dell'Europa. E il presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha ripreso lo slogan "No alla guerra", popolarizzato durante l'invasione dell'Iraq nel 2003, per stabilire la posizione della Spagna di fronte al conflitto con l'Iran.

In una dichiarazione istituzionale, il mandatario ha respinto il conflitto armato e ha chiesto una soluzione diplomatica e politica, mentre ha espresso solidarietà con i paesi colpiti dagli attacchi iraniani e ha avvertito sulle possibili conseguenze economiche e umanitarie di una guerra prolungata.

La posizione dell'Esecutivo spagnolo si manifesta in un contesto di deterioramento delle relazioni con Washington.

Il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato di interrompere tutte le trattative commerciali con la Spagna dopo che Madrid ha rifiutato di autorizzare l'uso delle basi militari di Rota e Morón per operazioni legate alla guerra contro l'Iran.

Il mandatario ha definito la Spagna un “alleato terribile” e ha assicurato che potrebbe sospendere gli accordi economici con il paese europeo, il che ha aperto un nuovo fronte diplomatico in un contesto internazionale già segnato dall'escalation militare in Medio Oriente.

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