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La scrittrice cubana Wendy Guerra Torres ha pubblicato una lettera aperta sul suo profilo di Facebook, in cui lancia un'accusa severa contro il sistema politico vigente nell'Isola e chiede la fuoriuscita dal potere di coloro che governano da decenni.
Il suo messaggio, diffuso in uno dei momenti più critici che Cuba sta attraversando negli ultimi anni, raccoglie il sentimento di un settore sempre più ampio della popolazione, esausta di fronte al deterioramento economico e sociale.
"Un governo incapace di garantire l'essenziale, che incolpa terzi dei propri errori, dove un motto vale più della vita di una nazione, che ha perso ogni legittimità morale soffocando la volontà collettiva, non è un governo, è una dittatura", scrisse.
L'autrice sostiene che la crisi che vive il paese non può continuare a essere giustificata da fattori esterni.
Nella sua lettera, afferma che "anche se vogliono nasconderlo, oggi il popolo cubano chiede un cambiamento, qualunque esso sia e da dove provenga. Per il cittadino cubano qualsiasi cosa sarà meglio di ciò che oggi sta sopportando senza alcuna speranza".
Le sue parole arrivano in un contesto di asfissia economica, con scarsità di cibo, medicine e combustibile. La crisi del petrolio ha praticamente paralizzato il paese, con blackout, mancanza di trasporti e attività produttive ferme.
Mentre il discorso ufficiale insiste nell'attribuire la responsabilità alle sanzioni degli Stati Uniti, voci come quella di Wendy Guerra sottolineano che il deterioramento strutturale è conseguenza di decenni di decisioni interne fallimentari.
"Per il bene di tutti, per evitare che si verifichino disgrazie maggiori, con conseguenze storiche e personali irreversibili, accettino che il danno è profondamente antropologico. È già abbastanza: hanno avuto quasi sette decenni per sperimentare con le nostre vite", ha aggiunto la scrittrice, facendo riferimento al prolungato controllo politico esercitato sull'Isola.
Nella sua lettera, Wendy va oltre la critica e manifesta apertamente la necessità di una transizione.
"È giunto il momento di abbandonare il potere e dare spazio a un governo cubano di transizione", ha detto.
"Non si tratta di voi, non si tratta di sinistre o destre, si tratta di dottrine sostenute e imposte a ogni costo. Si tratta ormai di un popolo ferito a morte, che, pur ammutolito, chiede a gran voce di essere salvato," ha sottolineato.
Il malessere sociale è evidente. La popolazione è esausta, sopraffatta da una realtà che sembra non offrire via d'uscita.
In questo scenario, la scrittrice conclude con una richiesta diretta al regime: "Se davvero apprezzano un po' i loro cittadini, i loro figli, madri, padri, nonni e fratelli, accettino la cruda realtà. Abbiamo già sopportato abbastanza, è il momento di prendere il nostro stesso cammino. Lasciateci vivere in pace".
Il suo messaggio sintetizza una domanda sempre più diffusa: che coloro che hanno guidato il paese per decenni cedano il potere e permettano un cambiamento politico che apra la strada a nuove soluzioni.
Per molti cubani, il problema non risiede in fattori esterni, ma nella struttura di un regime che considerano esaurito e incapace di ribaltare la crisi.
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