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La crisi dell'approvvigionamento a Cuba è tornata a essere evidenziata dopo una nota informativa pubblicata nel settimanale ufficiale Tribuna de La Habana riguardante l'"aggiornamento" della canasta familiare normata.
Il rapporto, datato 15 febbraio 2026, riconosce gravi ritardi nella distribuzione di prodotti essenziali relativi anche al mese di gennaio.
Secondo le informazioni ufficiali, in vari municipi de L'Avana sono ancora in attesa le consegne di riso, zucchero, piselli, pappine per bambini piccoli e persino sigarette per adulti. Mentre alcune zone risultano "concluse", altre continuano a attendere.
L'elenco riflette una distribuzione disuguale e frammentata, con municipi come San Miguel del Padrón, Guanabacoa, Arroyo Naranjo e Centro Habana tra i più in ritardo.
"Rispetto affinché si rispetti": esplode il malcontento popolare
Sin embargo, ciò che ha attirato maggiormente l'attenzione non è stato il rapporto in sé, ma la reazione immediata dei lettori. Nei commenti, numerosi habaneri hanno criticato aspramente il regime e denunciato che la realtà non corrisponde al discorso ufficiale.
Una utente ha messo in discussione direttamente la mancanza di controllo nei mercati statali: “Nei mercati statali agropecuari i prezzi… non coincidono… c'è disordine”.
Un'altra nonna ha espresso indignazione per la mancanza di cibo per i più vulnerabili: "Mio nipote ha 2 anni e 5 mesi... non ha bisogno di mangiare bene? Dove sono il latte, le carni, le pappine?"
La frustrazione punta anche alla mancanza di trasparenza informativa. Gloria Gabriela Caso Vázquez ha denunciato che il governo annuncia distribuzioni "completate" che di fatto non si sono realizzate: "Devono confermare affinché non perdano credibilità... lo zucchero a Playa non è arrivato".
Reclami umanitari: malati e province dimenticate
Tra le critiche sono emersi anche appelli urgenti per settori trascurati. Un commento ha richiesto attenzione alimentare per le persone con VIH/SIDA: “Devono inviare cibo ai malati di VIH/SIDA.”
Altri hanno denunciato che la carenza non è solo habanera, ma nazionale, e hanno messo in discussione l'abbandono delle province: “E le province rimanenti non fanno parte di Cuba?… Non forniscono dal anno scorso.”
Una cesta sempre più simbolica
La pubblicazione conferma ciò che milioni di cubani vivono quotidianamente: la libreta de abastecimiento, lontana dall'assicurare i beni di base, è diventata un sistema di promesse non mantenute, consegne incomplete e disperazione.
L'indignazione popolare non si nasconde più, nemmeno negli spazi controllati dalla stampa statale. I commenti riflettono un profondo malessere che va oltre il carrello della spesa: è l'esaurimento di un paese che non può nutrire i suoi bambini né sostenere le sue famiglie.
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