Migliaia di cubani all'interno dell'isola stanno ricevendo da diversi giorni messaggi inaspettati sui loro telefoni cellulari. Non si tratta di promozioni o avvisi ufficiali, ma di testi che parlano direttamente di libertà, di paura quotidiana e di speranza, inviati in modo massiccio in un paese dove il controllo delle comunicazioni è una delle armi più sensibili del potere.
I messaggi, che sono arrivati tramite WhatsApp e email sia a cittadini comuni che a agenzie di stampa operanti a Cuba, sono attribuiti al movimento Cuba Primero e al suo leader, l'imprenditore cubanoamericano Armando Labrador. In uno di essi, il testo inizia con una frase che si collega immediatamente all'esperienza quotidiana di molti sull'isola: “So che lì dentro si vive con il petto stretto”.
Secondo Labrador, in una conversazione con il giornalista Javier Díaz di Univisión Noticias, l'operazione è stata complessa e rischiosa. Affermano di essere riusciti a infiltrare la rete cellulare dall'esterno, utilizzando infrastrutture situate in Texas, e che i messaggi non vengono inviati solo in modo casuale, ma anche a numeri considerati strategici. Tra questi, affermano, ci sarebbe addirittura il telefono di Alexis Castro Soto del Valle, figlio di Fidel Castro.
“Il messaggio non nasce dall'odio, nasce dall'amore per Cuba e per la sua gente”, sostiene Labrador, che riconosce che questo tipo di azioni sono state possibili solo grazie alla partecipazione di persone all'interno dell'isola disposte a correre dei rischi. “Lavorare da Cuba è complicato, ma ci sono uomini coraggiosi che stanno facendo la loro parte”, assicura.

L'offensiva non si è limitata al piano digitale. Il movimento Cuba Primero si è anche attribuito l'apparizione di manifesti e graffiti con messaggi simili in punti neurali dell'Avana, come il Malecón, le vicinanze del Capitolio e il parco El Curita, luoghi altamente sorvegliati e simbolici. Per Labrador, queste azioni smontano il discorso ufficiale secondo cui il cubano rimane immobile: “Questa è una prova che il cubano sta lavorando”.
In questo scenario, il leader del movimento sostiene che ogni eventuale negoziazione tra Stati Uniti e Cuba dovrebbe includere responsabilità per l'élite al potere per i crimini commessi nel corso dei decenni. Tuttavia, sottolinea che, a suo avviso, la priorità deve essere una sola: “Se non c'è libertà, non può esserci giustizia.”
Il contesto nell'isola continua a essere critico. L'Ambasciata degli Stati Uniti a L'Avana ha recentemente emesso un comunicato avvisando i propri cittadini della grave crisi energetica e raccomandando di fare scorte di beni di prima necessità come acqua e batterie portatili, un ulteriore segnale del deterioramento delle condizioni di vita.
Fino a questo momento, non si ha notizia di arresti legati alla diffusione di questi messaggi né alla realizzazione dei graffiti, un dettaglio che non è passato inosservato a una popolazione abituata alla rapida risposta repressiva del regime.
Nel frattempo, i telefoni continuano a vibrare nelle tasche di migliaia di cubani, portando un messaggio che, per molti, rompe il silenzio imposto e ricorda che anche sotto una sorveglianza costante, la parola "libertà" continua a trovare modi per infiltrarsi nell'isola.
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