L'ambasciatore degli Stati Uniti a Cuba, Mike Hammer, ha visitato martedì la località di Puerto Padre, nella provincia di Las Tunas, dove ha tentato di incontrare l'oppositore Vladimiro Martín Castellanos, arrestato dalla Sicurezza dello Stato poco prima dell'arrivo del diplomatico.
In un video condiviso dall'Ambasciata degli Stati Uniti a Cuba (@usembcuba), si vede Hammer arrivare nella casa dove si sarebbe dovuto svolgere l'incontro. Lì conversa con un bambino, che gli trasmette il messaggio dei suoi genitori:
“Mi hanno detto di dirti che l'hanno arrestato”.
Hammer, visibilmente sorpreso, risponde con serenità:
“Ah, bene... gli dici che siamo passati a salutare, a vedere come sta, che siamo preoccupati per lui. Che cosa vuoi fare da grande? Medico, ingegnere, diplomatico, presidente?”
Il bambino sussulta al sentire l'ultima parola. Hammer sorride. Il momento, breve e spontaneo, riflette l'essenza della sua diplomazia di prossimità, incentrata sul contatto diretto con i cubani "comuni", anche in mezzo all'ostilità del regime.
Nel testo che accompagna la pubblicazione, il diplomatico ha denunciato le detenzioni:
“Volevo visitare Vladimiro Martín, ma è stato arrestato poco prima che arrivassimo a casa sua. Almeno lo hanno liberato dopo che ce ne siamo andati. Questo è successo a molti altri che volevano parlare con me. Continuerò ad andare dove mi invitano.”
L'oppositore è stato liberato poche ore dopo, insieme ad altri attivisti sorvegliati o arrestati a Las Tunas.
L'episodio si verifica dopo una serie di atti di ripudio contro Hammer in diverse province e sottolinea il contrasto tra l'apertura del messaggio statunitense e la repressione interna che cerca di silenziare qualsiasi dialogo libero.
A Puerto Padre, quel scambio tra un ambasciatore e un bambino ha riassunto, con parole semplici, una questione più grande: cosa vuole diventare Cuba quando crescerà?
Hammer, artefice della “diplomazia del domino” e delle campane della speranza
La visita di Mike Hammer a Puerto Padre, dove ha cercato di incontrare oppositori detenuti, rientra in una strategia più ampia di "diplomazia di vicinanza" che il capo della missione statunitense a Cuba ha sviluppato sin dal suo arrivo sull'isola.
Negli ultimi mesi, il diplomatico ha puntato su una forma di interazione diretta e simbolica con i cubani, lontana dal protocollo e ricca di gesti che fanno appello all'empatia e alla vita quotidiana.
Questo domenica, a Camagüey, Hammer ha condiviso un video dal campanile della Cattedrale di Nostra Signora della Candelaria, nel giorno della patrona della città, con un messaggio di speranza: “Le campane suonano a Camagüey! Che bello! Cosa vorrà significare?”
Quella risonanza, interpretata da molti come una metafora di rinascita e fede in mezzo all'oscurità politica, coincise con l'inizio di un cambiamento discorsivo del regime cubano, che per la prima volta evitò di menzionare il “blocco” e offrì cooperazione a Washington.
Meses prima, a maggio del 2025, Hammer aveva già sorpreso il paese siedendosi a giocare a domino in mezzo alla strada con adolescenti camagüeyani, una scena che ha fatto il giro del mondo come simbolo del suo stile di diplomazia “a livello del terreno”.
Quella immagine —un ambasciatore straniero che condivide un gioco nazionale con dei ragazzi cubani— è stata interpretata come una sorta di “diplomazia del domino”, erede dello spirito della celebre “diplomazia del ping pong” che avvicinò gli Stati Uniti e la Cina negli anni settanta.
Da allora, il suo percorso attraverso le province, il suo dialogo con gli oppositori, la sua presenza nei templi cattolici e i suoi incontri con i cittadini comuni sono diventati una narrativa alternativa rispetto al discorso ufficiale del regime.
Mentre L'Avana cerca di proiettare pragmatismo e apertura controllata, Hammer incarna una diplomazia umanizzata, basata sul contatto, l'ascolto e la vicinanza con il popolo.
Il suo dialogo con un bambino a Las Tunas, chiedendogli "Cosa vuoi diventare da grande?", riassume questa filosofia: il tentativo di conversare con il futuro di Cuba, anche quando il presente cerca di zittirlo.
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