Giovani cubani spiegano perché indossano il cappellino Make Cuba Great Again e chiariscono che non si tratta di Trump



Giovani cubaniFoto © Captura de Video/ Instagram/out_of_the_box_cuba

La frase Make Cuba Great Again ha suscitato una nuova polemica sui social network cubani, dopo che il programma ufficiale Con Filo ha indicato diversi giovani per aver indossato un cappellino con quel motto, associandoli direttamente al trumpismo, all'estremismo politico e persino a presunti incitamenti alla violenza contro l'Isola.

Di fronte a queste affermazioni, la risposta è giunta dall'account di Instagram out_of_the_box_cuba, dove i giovani citati hanno pubblicato un video in cui denunciano quella che considerano una manipolazione mediatica del loro messaggio e spiegano, con parole semplici e piene di esperienza quotidiana, cosa significhi realmente per loro quella cappellino.

“Al momento, alcuni media stanno distorcendo il nostro messaggio”, dicono all'inizio del video, prima di mostrare un frammento di Con Filo dove si afferma che “è necessario che finisca l'abuso e il ricatto”.

Il conduttore dello spazio è andato oltre dichiarando che ci sono persone che “allo stesso modo chiedono bombe per il paese che sono venuti a fare o che usano la versione cubanizzata del cappellino del trumpismo”.

Per i giovani, quell'associazione non è solo falsa, ma profondamente offensiva. “Lasciaci spiegarti cosa significa veramente questo berretto,” rispondono, prima di lanciare una frase che riassume il loro disagio di fronte al discorso ufficiale: “Questa gente ha meno punta di un cucchiaio.”

A differenza del motto Make America Great Again (MAGA), popolarizzato da Donald Trump e diventato un marchio politico profondamente polarizzante negli Stati Uniti, i ragazzi insistono sul fatto che il loro messaggio non ha legami ideologici né elettorali con la politica statunitense. Né con inviti alla violenza. “Il nostro cappellino non parla di bombe né di politici stranieri”, chiariscono.

Il parallelismo, tuttavia, non è casuale. Negli Stati Uniti, lo slogan MAGA è stato interpretato in modi opposti. Per molti repubblicani, simboleggia il recupero dell'occupazione, dell'industria, della forza nazionale e dei valori tradizionali.

Per ampi settori democratici, invece, rappresenta nostalgia per un passato esclusivo, suprematismo bianco e una deriva autoritaria del potere. Così dimostra una recente ricerca di politologi dell'Università del Massachusetts Amherst, basata su sondaggi nazionali condotti nel 2025.

In Cuba, il significato che questi giovani attribuiscono al loro berretto segue un'altra strada. Parlano di un'"esplosione di prosperità" in cui l'impegno venga ricompensato e dove studiare non sia un atto inutile. Parlano di vivere con il necessario garantito, non come un privilegio, ma come normalità. Luce, acqua, gas, salute, trasporti. “Cose che in un paese normale non sono lussi”, sottolineano.

Il discorso si collega direttamente a una generazione intrappolata tra precarietà e esilio forzato. “Sognare una Cuba prospera non ci rende trumpisti. Siamo giovani che non vogliono fuggire per poter vivere con dignità”, affermano. Si descrivono come figli di professionisti che non arrivano a fine mese, giovani che non accettano di trascorrere un'intera vita senza conoscere il proprio paese.

Il contrasto che denunciano è dolorosamente familiare per molti cubani. Mentre loro sopravvivono tra black-out e carenze, osservano come gli stranieri attraversano l'Isola e si godono i suoi paesaggi, molte volte inaccessibili per gli stessi abitanti. “Mentre altri, che non parlano nemmeno la nostra lingua, si godono la bellezza delle nostre terre”, dicono.

Lontano da uno slogan importato, il cappellino diventa così un simbolo di frustrazione, aspirazione e radicamento. “Il nostro cappellino significa che vogliamo una Cuba in cui restare sia un orgoglio, non un sacrificio”, concludono.

In un paese dove il dissenso spesso si paga con la stigmatizzazione pubblica, il dibattito attorno a un semplice cappellino torna a rivelare il conflitto tra una narrativa ufficiale che criminalizza il disaccordo e una gioventù che insiste, nonostante tutto, nell'immaginare un futuro diverso senza dover partire.

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Redazione di CiberCuba

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