“È ora o mai più”: María Elvira Salazar celebra l'ordine di Trump e chiede all'esilio di non sostenere più il regime



María Elvira Salazar e Donald TrumpFoto © Collage/Facebook/Maria Elvira Salazar e La Casa Bianca

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La congresista cubanoamericana María Elvira Salazar ha celebrato con un tono contundente la nuova ordina esecutiva firmata da Donald Trump contro il regime cubano e ha lanciato un appello diretto all'esilio, chiedendo di smettere di sostenere economicamente un sistema che, ha affermato, sopravvive solo grazie al denaro che entra da fuori dell'isola.

“È finita la complicità con la dittatura cubana”, ha scritto Salazar su X per sostenere la decisione del presidente statunitense, che dichiara un'emergenza nazionale e apre la porta a imporre dazi ai paesi che continuano a inviare petrolio a Cuba.

Salazar andò oltre la politica di Washington e mise in evidenza la responsabilità dell'esilio. "Ogni dollaro che entra a Cuba prolunga la vita della dittatura e la sofferenza del popolo cubano", affermò, in un chiaro riferimento alle rimesse e ai flussi di denaro che, secondo alcuni settori critici, finiscono per sostenere il potere a L'Avana mentre la popolazione continua a essere intrappolata nella scarsità.

La congresista ha definito il momento come decisivo e ha richiamato una “responsabilità storica ineludibile” dei cubani all'estero. Il suo messaggio arriva mentre l'amministrazione Trump intensifica al massimo il blocco economico e diplomatico contro la dittatura di Miguel Díaz-Canel, considerata una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa delle sue alleanze con Russia, Cina, Iran e gruppi classificati come terroristi.

“Questo è l'anno della libertà di Cuba. È adesso o mai più,” ha sentenziato Salazar, in una frase che riassume lo spirito di una strategia che punta al crollo definitivo di un sistema indebolito dalla crisi interna, dalla perdita del sostegno venezuelano e da una pressione internazionale sempre più serrata.

Mentre a Cuba i blackout e la disperazione caratterizzano la vita quotidiana, l’appello della congresista solleva una domanda scomoda per l'esilio: fino a che punto il sacrificio economico e familiare può trasformarsi anche in uno strumento di pressione politica in un momento che molti considerano decisivo per il futuro dell'isola.

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