L'attivista considera che Cuba abbia bisogno di elezioni libere e della libertà di espressione, non di intervento militare: sarà sufficiente?



Illustrazione di un intervento degli Stati Uniti a CubaFoto © CiberCuba/Sora

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In un momento di estremo affaticamento e disperazione, con abbondanti esempi di come il regime cubano abbia violato i diritti umani e le garanzie costituzionali, l'attivista Johanna Jolá ha lanciato una riflessione che divide le opinioni tra i cubani: la soluzione per il paese non è in un intervento straniero e neanche nelle slogan del governo, ma in un cambiamento interno con elezioni libere e libertà di espressione.

Jolá ha pubblicato un ampio messaggio su dove ha affermato che “non essere d'accordo con un governo attuale non può significare vedere la intervento militare yankee nel nostro paese come la nostra unica salvezza”.

Captura Facebook/Johanna Jolá

A suo giudizio, “la Patria è di gran lunga superiore ai governi di turno che nemmeno scegliamo come cittadini”.

La sua posizione arriva in un contesto in cui molti cubani, stanchi della crisi economica, della censura e della repressione, vedono l'intervento straniero come l'unica via d'uscita dall'immobilismo del regime.

Jolá, tuttavia, sostiene che i cubani devono essere protagonisti del proprio cambiamento politico e morale.

“La Patria ha bisogno di cambiamenti reali per uscire dalla immensa crisi provocata dal blocco americano e dalle pessime politiche economiche interne. Ci siamo e ci continuiamo a auto-bloccare, mentre la Patria e il popolo subiscono tutte le conseguenze”, ha scritto.

L'attivista ha proposto che tutti i cittadini, dentro e fuori dal paese, possano scegliere direttamente i propri dirigenti a livello municipale, provinciale e nazionale, sebbene il regime in numerose occasioni abbia disprezzato la diaspora che non sostiene le sue politiche repressive.

“Non c'è miglior controllore del popolo”, ha affermato, chiedendo trasparenza nell'uso del bilancio pubblico e una reale rendicontazione.

Jolá ha anche chiesto “meno slogan e molta più vera volontà nel fare”, e ha criticato “la doppia morale provocata dalla paura (fondata o meno) di cantare le verità, troppo opportunismo travestito da un’unanimità inesistente, che ha solo provocato la perdita delle libertà individuali, in un popolo che ogni giorno si sente sempre più senza voce e senza voto”.

Nelle sue parole si percepisce una critica diretta all'attuale governo di Miguel Díaz-Canel che, nei suoi anni di potere, non è stato nemmeno in grado di alleviare la miseria in cui vive il popolo.

Ha definito “incomprensibile” che una persona possa essere incarcerata per le proprie idee, sebbene non manchino esempi, e ha respinto “l’atteggiamento di molestie, le ingiustizie e l’abuso di potere”.

Nel suo messaggio, è stata categorica: “Non sostengo né partecipo a mitin di ripudio che sono il riflesso vivo dell'intolleranza, non userò le mie mani per reprimere un cubano che esprima e manifesti la sua opinione anche quando sia diametralmente opposta alla mia.”

Riguardo al rischio di un intervento, Jolá è stata ancora più decisa: “Di fronte a un intervento militare, un fiume di sangue scorrerà nel nostro paese. In quel caso, e solo in quel caso, sono disposta a dare la mia vita senza esitare”.

Nel suo testo, difese il principio di indipendenza nazionale come innegociabile, ma sostenne la necessità di negoziare tutto ciò che può avvantaggiare il popolo.

“Desidero, anelo, una Cuba migliore, più democratica, giusta e dignitosa, ma non riesco a vedere con piacere il godimento di alcuni contro l'inferno che stiamo vivendo milioni di cubani. Siamo capaci come cubani di fare i cambiamenti che la Patria necessita, nessuno dall'esterno deve venire a fare ciò che per diritto cittadino ci spetta”, ha sottolineato.

Il messaggio di Johanna Jolá ha generato reazioni contrastanti: alcuni la applaudono per difendere la sovranità nazionale senza rinunciare alla democrazia, mentre altri ritengono che senza una pressione esterna non ci saranno veri cambiamenti nell'isola.

La sua riflessione lascia aperta la domanda: sarà sufficiente la volontà interna per trasformare Cuba?

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Redazione di CiberCuba

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