"In Cuba non abbiamo diritto a essere felici": un duro testimonio espone la disperazione e la stanchezza del popolo cubano



La dura realtà a CubaFoto © TikTok / @rosy.wanderlust

La youtuber cubana Rosy Wanderlust ha pubblicato su TikTok un video che mostra la durezza della vita quotidiana nell'isola durante i blackout. Nelle immagini si vedono diverse persone che collegano i loro telefoni a prolunghe improvvisate in mezzo alla strada, mentre la creatrice racconta con tono stanco la routine che affrontano milioni di cubani.

“En Cuba non abbiamo diritto a essere felici, a vivere senza stress o a vivere con dignità, un altro giorno in cui i milioni di cubani che siamo rimasti sull'isola ci alziamo tutti senza elettricità, senza sapere quando tornerà”, dice la giovane all'inizio del video (@rosy.wanderlus).

Il racconto prosegue con una descrizione delle carenze basilari che affrontano i cubani: “Non basta che lo stipendio medio non sia sufficiente per comprare il cibo del mese, ma si fa anche fatica a cucinarlo, dovendo ricorrere al fuoco direttamente, a cucinare nel pentolone annerito nel tuo cortile, se ce l'hai, l'acqua scarseggia e ancor di più quando non hai elettricità per accendere il motore”.

Wanderlust esprime anche il disincanto collettivo che percepisce attorno a sé: “Le strade sembrano cupe e la città acquisisce un aspetto funebre, scoraggiante... Cuba non è più un luogo in cui mi sento a mio agio, un posto in cui posso pianificare la mia giornata, ma dove la pianificano per me, attraverso tabelle e messaggi di allerta”.

Il video, pubblicato all'inizio di dicembre scorso, ha superato i 45.000 "mi piace" e ha generato più di 2.700 commenti. Le reazioni mostrano una mescolanza di empatia, frustrazione e dibattito politico tra utenti di tutta l'America Latina.

Alcuni messaggi hanno espresso solidarietà con il popolo cubano: “Cuba fa male, è triste vedere come vivono così” o “Dio benedica Cuba, presto saranno liberi”. Altri si sono chiesti perché i cubani non protestano contro il regime: “Perché non scendono in strada?” e “Se il popolo si unisse, avrebbero già cambiato tutto”.

Tra i commenti critici sul sistema politico predominano i riferimenti al comunismo e alle sue conseguenze: “Questo è il comunismo, povertà e fame per il popolo e lusso per i governanti”, “Il socialismo è una peste mortale” o “Il socialismo è il cancro dell’America”.

Ci sono state anche comparazioni con altri paesi della regione. Molti utenti hanno scritto che “il Messico sta seguendo quella strada con Morena”, “il Venezuela è già nelle stesse condizioni di Cuba” o “in Argentina stavamo procedendo in quella direzione con il kirchnerismo”. Altri hanno avvertito che “El Salvador, Colombia e Perù dovrebbero prestare attenzione a ciò che sta accadendo a Cuba prima di sostenere la sinistra”.

In mezzo al dibattito, diversi commenti hanno riflesso rassegnazione: “Si sono già abituati a vivere così, e questo fa ancora più male”, “Non è adattamento, è rassegnazione” o “Il popolo ha paura, e la paura è la migliore arma di una dittatura”. Altri, tuttavia, hanno mantenuto la speranza di un cambiamento: “Cuba sarà libera, tutto arriva alla fine” e “Con l'aiuto di Dio e del popolo, la libertà arriverà”.

Alla fine del video, Rosy Wanderlust lascia una riflessione aperta ai suoi follower: “Cuba non è più un luogo in cui mi sento a mio agio… e a quanto pare i cubani si sono adattati perché, anche se il paese si ferma, la vita continua. E tu, cosa ne pensi di questa situazione?”.

La sua pubblicazione è diventata uno specchio della realtà cubana attuale, segnata da blackout, scarsità d'acqua e cibo, e da un profondo disincanto sociale. La voce di Rosy Wanderlust si unisce a quella di molti altri cubani che sui social media raccontano la vita sotto le carenze e il controllo statale, e il cui testimonianza continua a guadagnare forza in mezzo alla stanchezza e alla disperazione generalizzata.

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Redazione di CiberCuba

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