Il sindaco di Città del Messico chiede di ritirare l'ambasciata di Cuba dalla sua giurisdizione: “Non possiamo normalizzare la dittatura”



Il sindaco di Miguel Hidalgo, Mauricio Tabe, chiede di rimuovere le ambasciate di Cuba, Venezuela e Nicaragua dalla sua giurisdizione, definendole dittature che non devono essere normalizzate.

Mauricio Tabe Echartea, sindaco di Miguel Hidalgo, nella Città di Messico.Foto © Collage/Facebook/Mauricio Tabe Echartea e WikiCity

Il sindaco oppositore di una delle circoscrizioni più influenti della Città di Messico ha posto al centro del dibattito Cuba e la sua rappresentanza diplomatica.

Con un discorso frontale, Mauricio Tabe Echartea, sindaco del PAN di Miguel Hidalgo, ha chiesto al Ministero degli Affari Esteri di spostare al di fuori della sua alcaldía le ambasciate di Cuba, Venezuela e Nicaragua, ritenendo che rappresentino "dittature" responsabili della repressione e dell'incarcerazione degli oppositori.

“Non possiamo normalizzare la dittatura”, ha affermato il funzionario messicano, che ha chiarito che, finché sarà al comando del governo locale, non è disposto a “abbracciare criminali” né a rimanere in silenzio di fronte a quelli che ha definito abusi di potere.

L'ambasciata di Cuba in Messico si trova precisamente a Miguel Hidalgo, in una delle zone più esclusive della capitale, Polanco. Da lì, la rappresentanza diplomatica del regime cubano è stata negli ultimi giorni oggetto di polemiche, dopo che il suo ambasciatore ha reso omaggio a funzionari caduti a seguito della recente operazione militare statunitense in Venezuela, un gesto che è stato interpretato da settori critici come una riaffermazione dell'allineamento politico di L'Avana con governi accusati di violazioni dei diritti umani.

La richiesta del sindaco non nasce dal nulla. Arriva mesi dopo che le autorità oppositrici hanno rimosso dagli spazi pubblici della capitale monumenti dedicati a Fidel Castro e Ernesto “Che” Guevara, e in un contesto regionale caratterizzato dalla tensione tra Stati Uniti e regimi di sinistra in America Latina.

Per Tabe, permettere a queste ambasciate di operare normalmente equivale a voltarsi dall'altra parte di fronte alla sofferenza di milioni di persone.

"Il messaggio è chiaro: qui sono benvenute solo rappresentazioni di governi legittimi, dove si rispetta la libertà e si liberano i prigionieri politici," ha affermato.

Sebbene la decisione finale non dipenda da un’amministrazione comunale, ma dal governo federale e da accordi internazionali, il pronunciamento ha un forte peso simbolico.

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