La piattaforma di mercato punta sulla partenza di Díaz-Canel: cresce l'aspettativa di un cambio di potere prima del 2027



La piattaforma Kalshi mostra un aumento delle aspettative che Díaz-Canel lasci il potere prima del 2027, con un mercato che riflette un "Sì" del 48%. La situazione è legata al contesto regionale e alle tensioni con gli Stati Uniti.

Miguel Díaz-CanelFoto © Cubadebate

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La piattaforma statunitense di mercati delle previsioni Kalshi ha mostrato nelle ultime ore un aumento della probabilità che Miguel Díaz-Canel lasci il potere prima del 2027.

Secondo una stima pubblicata, il mercato “World leaders out before 2027?” mostra per Díaz-Canel prezzi che equivalgono a un “Sì” del 48% e un “No” del 53%, con un volume negoziato di circa 2,7 milioni di dollari.

Kalshi è una piattaforma regolamentata negli Stati Uniti dove gli utenti comprano e vendono contratti legati a eventi del mondo reale; in questo sistema, il prezzo (in centesimi) funge da misura dell'aspettativa collettiva su se l'evento si verificherà o meno.

Per questo motivo, non si tratta di un sondaggio né di un sito di scommesse tradizionale, ma di un mercato finanziario il cui indicatore cambia nel tempo e può essere visualizzato in un grafico di evoluzione.

Dentro di quel mercato internazionale, Díaz-Canel si starebbe avvicinando ai leader con la maggiore probabilità stimata di uscita dal potere, e si cita come confronto il leader supremo iraniano Ali Khamenei e altri mandatari inclusi nella lista (ad esempio, Viktor Orbán).

Il risveglio dell'interesse in quel mercato è collegato al contesto regionale; dopo l'incursione militare degli Stati Uniti in Venezuela e la cattura di Nicolás Maduro, l'attenzione internazionale si è concentrata sul Caraibi e, in particolare, su Cuba.

In parallelo, Díaz-Canel —dalla sua ascesa all'interno della UJC e del PCC fino al suo arrivo alla presidenza nel 2018 e alla successiva consolidazione come primo segretario del Partito nel 2021— ha favorito uno scenario interno caratterizzato da crisi economica, black out, scarsità, repressione delle proteste ed esodo.

Questo venerdì, il governante ha avvertito che Cuba “non farà alcuna concessione politica” di fronte alle pressioni del governo degli Stati Uniti, in risposta alle recenti dichiarazioni del presidente Donald Trump, che ha consigliato al regime dell’Avana di “fare un accordo prima che sia troppo tardi”.

Durante un discorso pronunciato alla Tribuna Antiimperialista, nella capitale cubana, Díaz-Canel ha assicurato che, se Cuba fosse aggredita, “combatterebbe con la stessa ferocia che hanno trasmesso generazioni di valorosi combattenti cubani, dalle guerre per l'indipendenza del XIX secolo, alla Sierra Maestra, alla clandestinità e all'Africa nel XX secolo, fino a Caracas nel XXI secolo”.

Nel suo discorso ha attaccato duramente Washington, accusando il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio di guidare una politica di aggressione regionale.

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