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La Unión Eléctrica (UNE) ha rivelato che Cuba ha vissuto martedì un altro giorno completo di blackout massivi e ha avvertito che per questa giornata affronta un deficit superiore a 1.800 MW durante l'orario di punta, cifra che descrive il collasso del sistema senza la necessità di aggettivi.
La crisi energetica, che il Governo continua a non risolvere nonostante anni di promesse, investimenti poco chiari e costanti "manutenzioni programmate", ha raggiunto una dimensione tale da costringere la popolazione a vivere senza elettricità per 24 ore consecutive in molte zone del paese.
Secondo la parte ufficiale, il sistema elettrico è stato interessato per tutto il giorno, con una massima incidenza per deficit di capacità di generazione di 1704 MW alle 18:20.
Questo mercoledì, la domanda nazionale continua a superare di gran lunga la capacità disponibile. Alle 6:00 del mattino si aggirava attorno ai 1500 MW, rispetto a una domanda di 2382 MW. Questa insufficienza ha causato oltre 900 MW di disagi.
Per la media, il deficit salirà a 950 MW.
Durante l'ora di punta si stima una domanda massima di 3300 MW, mentre la disponibilità reale si attesta a soli 1500 MW. Il risultato: un deficit di 1800 MW e un'aspettativa di carico di 1870 MW, un numero che conferma che il paese è ancora in una situazione di blackout generalizzato.
Dietro a questi numeri si nasconde un sistema al limite del collasso.
Le avarie, che fanno parte della vita quotidiana, stanno attualmente interessando l'Unità 6 della centrale termoelettrica Antonio Maceo e l'Unità 2 della Felton.
Nel frattempo, altre tre centrali termoelettriche nelle CTE di Mariel, Santa Cruz e Cienfuegos sono fuori servizio per manutenzione.
A questo si aggiungono gravi limitazioni nella generazione termica che tengono 546 MW fuori servizio senza una data chiara di recupero.
Il panorama peggiora con il problema cronico dell'approvvigionamento di carburante: 95 centrali di generazione distribuita sono ferme per mancanza di combustibile, quasi 100 MW nei motori del sito di Moa sono inattivi e altri 68 MW rimangono inutilizzati per mancanza di lubrificante.
In totale, il paese perde 998 MW solo per questa causa.
Non si tratta di guasti isolati, ma di un sistema che opera da anni al limite, senza investimenti efficienti e sostenuto da interventi che si rompono sempre più frequentemente.
Sebbene il Governo cerchi di mostrare progressi, come la produzione energetica di 33 nuovi parchi solari fotovoltaici -che hanno generato 2827 MWh e fornito una potenza massima di 584 MW-, questa cifra risulta insufficiente di fronte a un paese la cui domanda supera di gran lunga quanto disponibile e la cui infrastruttura centrale dipende ancora da impianti obsoleti, mal mantenuti e privi di carburante.
La Habana ha riportato anche delle problematiche: l'Empresa Eléctrica provinciale ha confermato su che la capitale è rimasta senza elettricità per oltre sette ore.
Il servizio è stato ripristinato poco prima delle 23:00. Il rapporto indica che nella notte "non ci sono stati disagi per carenza", un tentativo di sollievo che mette in evidenza la normalizzazione dell'interruzione di corrente come parte della vita quotidiana.
Mentre il governo continua a dare la colpa a guasti, manutenzioni e mancanza di carburante, la realtà è evidente: l'inefficienza statale ha portato Cuba a dipendere da un sistema elettrico fatiscente, incapace di sostenere la vita quotidiana dei suoi abitanti.
Oggi, la popolazione si trova di nuovo ad affrontare un paese che si sta spegnendo sempre di più, non solo a causa della mancanza di corrente, ma anche per l'assenza di soluzioni.
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