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A Cuba, aprire il rubinetto è un atto di fede: in numerose province, l'arrivo dell'acqua dipende da fattori che sfuggono al controllo dei residenti.
In molte comunità, le famiglie si riforniscono esclusivamente tramite cisterne e limitano drasticamente il consumo domestico.
Le quantità assegnate dal governo raramente riescono a coprire i bisogni fondamentali, e le opere ufficiali continuano a essere parziali e precarie, secondo il Food Monitor Program (FMP), un'organizzazione che monitora la sicurezza alimentare nell'isola.
Alla precarietà tecnica si aggiunge la corruzione: in diversi quartieri sono stati documentati casi di dipendenti dell'Acuedotto e delle Fognature che effettuano collegamenti illegali in cambio di somme che possono superare i 50 mila pesos cubani, equivalenti a oltre 100 dollari statunitensi.
È stato anche rilevato un mercato nero per l'acqua potabile: cisterne deviate verso altre comunità i cui abitanti pagano tra i 10 e i 15 mila pesos per acquistare il servizio, serbatoi in PVC rivenduti — inizialmente destinati a casi vulnerabili — e tubi clandestini collegati alla rete principale.
Tutte queste pratiche finiscono per danneggiare i più colpiti dalla crisi, ha sottolineato l'organizzazione che, sebbene non menzioni luoghi specifici, la realtà è che questa situazione la vive tutta la nazione.
La perforazione di pozzi privati è diventata un'alternativa sempre più comune, sebbene accessibile solo a coloro che possono permettersi tra 60 e 90 mila pesos cubani per opera.
Al contrario, le famiglie con meno risorse improvvisano metodi rudimentali per raccogliere acqua.
La disuguaglianza si approfondisce persino all'interno della stessa località: alcune famiglie dispongono di sistemi di pompaggio e cisterne —spesso illegali— mentre altre dipendono da contenitori riciclati e secchi che trasportano quotidianamente.
Le conseguenze dell'improvvisazione sono visibili nelle strade aperte, nei detriti accumulati e nel traffico interrotto. I residenti denunciano che le vie non sono state riparate e che le perdite riappaiono poco dopo il termine dei lavori.
In alcuni luoghi sono stati registrati incidenti lievi durante interventi comunitari, effettuati senza orientamento tecnico e con la partecipazione di donne, anziani e bambini.
Nonostante ciò, le autorità presentano questi lavori come esempio del “spirito rivoluzionario” e della “unità del popolo”.
In altre occasioni, le famiglie che possono permettersi turbine o pompe d'acqua improvvisano i cosiddetti "ladri" che si collegano alla rete idraulica e prelevano il prezioso liquido quando arriva senza forza, lasciando gli altri vicini senza servizio.
Il discorso ufficiale attribuisce la crisi alla mancanza di risorse e alle difficoltà economiche generali del paese.
Tuttavia, le testimonianze raccolte da FMP segnalano che il problema è strutturale e contrassegnato dalla corruzione e dalla disuguale assegnazione delle risorse fondamentali.
Le entità incaricate di distribuire l'acqua sono pubbliche, ma in pratica funzionano come piccole attività private, dove alcuni dirigenti e lavoratori lucrano sul bisogno della popolazione.
Il malessere sociale è evidente. La gente apprezza i minimi progressi, ma sa che non risolvono il cuore del problema. La sfiducia verso le promesse ufficiali cresce con ogni opera incompiuta.
In Camagüey, i residenti del reparto Modelo affermano di non ricevere acqua dal 2019. Per sopravvivere, hanno dovuto aprire fossati e stendere tubi da altre zone, dipendendo inoltre dal pagamento regolare a chi fornisce acqua, con costi che superano i guadagni di molte famiglie.
La situazione è diventata insostenibile, in particolare per le persone anziane e con mobilità ridotta, che denunciano un totale abbandono da parte delle autorità.
Il problema non è isolato. A Bayamo, sono state fermate due cisterne coinvolte nella vendita illegale di acqua. I veicoli erano destinati all'approvvigionamento statale, ma venivano deviati per operare come parte di un mercato nero che colpisce direttamente i settori più vulnerabili.
Secondo la denuncia, gli implicati riscuotevano tra 5 mila e 10 mila pesos per servizio, mentre nelle comunità non arrivava nemmeno una goccia.
Queste irregolarità si estendono ad altre province. A Matanzas, i residenti definiscono l'accesso all'acqua come una “grande truffa”.
Devono pagare ogni due settimane prezzi che si aggirano intorno ai 3.000 pesos per cisterna, in mezzo a interruzioni prolungate e totale mancanza di trasparenza sulla gestione del sistema di valvole e del carburante.
In diversi comuni, i residenti denunciano affari sospetti tra gli operatori, dove la distribuzione dell'acqua diventa una fonte di profitto per pochi e un onere insostenibile per la maggioranza.
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