Una recente parodia dell'attore Andy Vázquez -nel suo personaggio di Facundo Correcto- ha riportato alla ribalta il doloroso contrasto tra la propaganda ufficiale e la realtà devastante che vivono migliaia di cubani.
Il video, pubblicato su Facebook, satirizza l'accoglienza eccessiva che un gruppo di abitanti di Guantánamo ha riservato al governante Miguel Díaz-Canel durante la sua visita nelle zone colpite dal huracán Melissa, un gesto che ha suscitato indignazione sia dentro che fuori l'Isola.
Con lo stile corrosivo che caratterizza Facundo, l'umorista ha imitato i discorsi di lealtà al regime mentre descriveva le difficoltà quotidiane.
In tono sarcastico, ha detto che la "gusanera miamense" doveva essere disperata nel vedere il popolo "godere" della visita presidenziale.
"La gente dice che non ci porta nulla. Ebbene, guarda, Díaz-Canel ci porta un raggio di speranza, ci porta entusiasmo, ci porta energia. Per questo bisogna sempre dirgli: 'per qualsiasi cosa, Canel, per qualsiasi cosa'", ha ironizzato.
"Non abbiamo acqua, non abbiamo luce, non abbiamo corrente, non abbiamo cibo, ma per quello che sarà Canel, per quello che sarà," ha aggiunto, prima di mostrare le immagini della gente che acclama il dittatore.
La frase, ripetuta con consapevolezza, ha funzionato da pungolo per coloro che interpretano la scena originale come un ritratto della compiacenza in mezzo al disastro.
L'episodio ufficiale che ha scatenato la polemica
Giovedì, la Presidenza di Cuba ha diffuso un video della visita di Díaz-Canel alle comunità del municipio El Salvador, una delle zone più colpite dal passaggio dell'uragano Melissa.
Le immagini lo mostravano circondato da persone che lo tocavano, lo salutavano e inneggiavano, con apparente fervore: "Per qualsiasi cosa, Canel, per qualsiasi cosa".
Secondo i dati governativi, oltre 15.000 abitazioni sono state danneggiate, e solo poco più di 4.000 sono state recuperate. Persistono problemi nell'approvvigionamento idrico, gravi disservizi elettrici e focolai di dengue.
Tuttavia, il video ufficiale si è concentrato su messaggi di "onore", "coraggio" e "spirito rivoluzionario", presentando quel coro come simbolo di unità, anche quando le comunità continuano a affrontare fame, tetti distrutti e settimane di oscurità.
La pubblicazione non tardò a scatenare un'ondata di interrogativi. Per molti utenti, le immagini non erano una prova di sostegno, ma un tentativo di abbellire un paese esausto.
"Morendo di fame e necessità continuano a gridare stupidaggini," ha scritto un utente di internet.
Un altro andò oltre: "L'essere umano vive come pensa... meritiamo ciò che abbiamo". La frase, ripetuta in vari commenti, rifletteva il sentimento che la rassegnazione dei cittadini finisce per sostenere la crisi che soffre il popolo stesso.
Molti utenti hanno lamentato che il materiale ufficiale mostrasse applausi e slogan in un contesto di tanta precarietà: "È il colmo applaudire il dolore e la sventura", ha affermato una donna.
Altri hanno criticato la apparente manipolazione: "Quello è un piccolo gruppo di militanti, guardate bene il video: il vero popolo è dietro, senza potersi avvicinare".
Anche dall'esterno, l'indignazione è stata intensa.
"Per questo io non dono nulla", ripetevano i cubani della diaspora, frustrati nel vedere segni di entusiasmo verso la leadership politica in uno dei territori più impoveriti del paese.
Uno specchio scomodo
Il ritorno dello slogan "Pa' lo que sea", utilizzato in precedenza dal governo per contrastare le proteste dell'11 luglio, ha riacceso le critiche sull'uso della vulnerabilità sociale come strumento di controllo politico.
Che riemerga ora, nel mezzo del caos lasciato da Melissa, è stato interpretato da molti come una messa in scena destinata a coprire il fallimento del governo nell'affrontare le necessità basilari.
La satira di Facundo funziona quindi come uno specchio che amplifica la contraddizione: un paese devastato, un governo che insiste su discorsi trionfalistici e un settore della popolazione che, anche in condizioni estreme, reagisce con obbedienza o senza opposizione visibile.
Questa congiunzione è, precisamente, ciò che irrita di più coloro che considerano che la situazione attuale non sia solo il risultato di cattive decisioni statali, ma anche della mancanza di risposta di una società esausta, abituata a sopravvivere senza chiedere trasformazioni reali.
"Ogni popolo ha ciò che si merita… se così sono felici, lunga vita al Cesare", scrisse un internauta, sintetizzando il malessere che molti provano di fronte alla mescolanza di manipolazione ufficiale e passività dei cittadini.
La burla di Facundo riuscì in ciò che la propaganda governativa cercava di evitare: mettere in luce chiaramente la distanza tra l'immagine costruita dall'alto e la realtà vissuta dal basso.
Una realtà in cui, nonostante la tragedia accumulata, persistono gli stessi slogan, la stessa scenografia e la stessa mancanza di risposte.
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