Si conclude il processo contro l'ex ministro cubano Alejandro Gil

Il processo dell'ex ministro cubano Alejandro Gil è concluso in un clima di segretezza, senza stampa indipendente e sotto stretta sorveglianza. Affronta accuse gravi, e la sua famiglia critica la mancanza di trasparenza.

Alejandro GilFoto © Cubadebate

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Il processo contro l'ex ministro dell'Economia di Cuba, Alejandro Gil Fernández, si è concluso questo giovedì a L'Avana, dopo giornate celebrate a porte chiuse, sotto un rigoroso riserbo e senza garanzie di trasparenza.

Il processo, celebrato presso il Tribunale di Marianao e supervisionato dal Tribunale Supremo Popolare, è stato "concluso per sentenza", come confermato su Facebook dal giornalista Mario J. Pentón.

Pubblicazione di Facebook/Mario J. Pentón

Gil Fernández affronta accuse per reati di spionaggio, malversazione, corruzione, evasione fiscale, riciclaggio di denaro, falsificazione di documenti pubblici, traffico di influenze e atti in pregiudizio dell'attività economica o degli appalti, tra gli altri.

La causa si è svolta in un clima di assoluto segreto, con presenza limitata dei familiari e totale assenza di stampa indipendente, ulteriore dimostrazione dell'opacità del sistema giudiziario cubano quando si tratta di reati definiti come “contro la sicurezza dello Stato”.

En ore recenti, sua sorella ed ex presentatrice televisiva, María Victoria Gil, ha espresso in dichiarazioni allo youtuber Darwin Santana: “Il processo si è svolto per due giorni a porte chiuse, con un grande dispiegamento di sicurezza sia per il pubblico che per la stampa, ed è stato caratterizzato da un assoluto segreto”.

Visibilmente colpita, la sorella dell'ex ministro ha assicurato che la sua famiglia si sente esclusa e tradita dal processo, che definisce un “processo chiuso, senza trasparenza”.

"Non è stato permesso a mia nipote di entrare… è potuto entrare solo mio nipote, che non ha detto assolutamente nulla", ha raccontato.

Sebbene abbia espresso rispetto per il presidente della Corte Suprema, Rubén Remigio Ferro, e per l'avvocato difensore Abel Solá, noto penalista specializzato in reati di spionaggio, ha ammesso che la sua fiducia nell'istituzione si mescola a una amarga rassegnazione.

“Tutte le mie speranze che prima del processo si potesse ottenere un’archiviazione del caso per mancanza di prove… non si sono avverate. L'ho chiesto tanto a Dio, ma non si è realizzato”, si è lamentato.

María Victoria Gil crede che il destino di suo fratello sia già scritto: “Penso, purtroppo, che sia una sentenza già emessa. Dio voglia che mi sbagli.”

Tre scenari possibili

Secondo María Victoria Gil, da ora in poi restano solo tre scenari possibili:

1: Che la Procura mantenga la sua richiesta di ergastolo, ratificando le conclusioni provvisorie.

2: Che modifichi le conclusioni e richieda una sanzione minore.

3: Che ritiri completamente l'accusa, anche se la stessa María Victoria Gil ha riconosciuto che quest'ultima possibilità è "come chiedere a Dio qualcosa di impossibile".

"V’anno giuro su tutto ciò che ho di più sacro che non ho alcuna informazione," chiarì.

Un processo sotto sorveglianza e censura

Il caso di Alejandro Gil, ex ministro e una delle figure più influenti del team economico di Miguel Díaz-Canel fino alla sua caduta in disgrazia, è stato avvolto da censura e silenzio ufficiale, in un contesto di crisi economica, sanitaria e politica senza precedenti a Cuba.

Nessun mezzo statale ha pubblicato dettagli sulle accuse né sulle prove presentate durante il processo, che potrebbe portare a una condanna esemplare all'ergastolo o a una sentenza simbolica che mira a inviare un messaggio disciplinare all'interno dell'apparato politico.

La famiglia di Gil Fernández si aggrappa a una speranza minima in un sistema giudiziario che, secondo le loro parole, “non offre trasparenza, giustizia né pietà”.

“Ci troviamo di fronte a un processo che sembra scritto in anticipo. Mio fratello è nelle mani di un sistema che punisce la caduta, non il reato”, ha concluso María Victoria Gil.

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