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L'ex spia cubana René González ha suscitato polemiche sui social media martedì dopo aver pubblicato un messaggio in cui metteva in discussione l'attenzione pubblica generata dal caso del cane abbandonato durante il passaggio dell'uragano Melissa nella provincia di Granma.
Nel suo commento su Facebook, González ha paragonato l'indignazione per l'abbandono dell'animale alla copertura della guerra in Iraq da parte di CNN, sottolineando che, mentre il paese veniva distrutto, i media statunitensi “apparivano nel giardino zoologico di Baghdad per riportare la situazione degli animali”.
Secondo l'ex spia, la reazione a Cuba riguardo al caso del cane ricorda quella situazione mediatica.
“Adesso risulta che la Prima Segretaria di Granma deve delle spiegazioni per la decisione di qualcuno che non ha scelto di evacuare il proprio cane”, ha scritto, suggerendo che la preoccupazione per l'animale distoglie l'attenzione dalle operazioni di salvataggio umano.
"Mi piacciono gli animali e mi oppongo a qualsiasi forma di abuso, ma la mia esperienza mi ha fatto diffidare di coloro che amano di più gli embrioni e gli animali rispetto alle persone", ha aggiunto l'ex agente, in apparente riferimento agli attivisti e ai cittadini che hanno denunciato il fatto.
Le dichiarazioni di González arrivano pochi giorni dopo che sono diventate virali immagini e denunce su un cane che non è stato salvato durante l'uragano Melissa, nella zona del fiume Cauto, nella provincia di Granma.
Il fatto ha generato un'ondata di indignazione sui social media, dove centinaia di cubani hanno chiesto responsabilità e hanno richiesto spiegazioni alle autorità locali.
In risposta, diversi media ufficiali e figure del regime hanno cercato di screditare le critiche, minimizzando il fatto e definendolo un'esagerazione mediatica.
Fu in questo contesto che González si unì al dibattito, rafforzando la posizione del governo e accusando in modo sottile gli attivisti di distorcere le priorità in mezzo a un'emergenza nazionale.
La organizzazione Bienestar Animal Cuba, nel suo capitolo habanero (BAC-Habana) ha risposto alle sue dichiarazioni con un comunicato pubblicato su Facebook, dove ha espresso rammarico per il fatto che “figure di tanto rilievo preferiscano distorcere una causa legittima piuttosto che riconoscere l'importanza dell'empatia”.
“La nostra causa non cerca protagonismo, ma coerenza. Non intende competere con il dolore umano, ma ricordare che la compassione non si misura in base alla specie,” ha affermato il gruppo, sottolineando che la difesa degli animali fa parte della sensibilità e della responsabilità sociale.
BAC-Habana ha inoltre denunciato che, dal governo, si è cercato di politicizzare e deridere l'indignazione pubblica, invece di assumersi la responsabilità per la mancanza di protocolli e sensibilità verso gli animali durante le situazioni di disastro.
Il caso del cane di Granma ha riaperto il dibattito sulla mancanza di una reale politica di protezione animale a Cuba e sulla scarsa empatia delle autorità di fronte a eventi che toccano la sensibilità della cittadinanza.
Mentre le voci del regime insistono nel deviare l'attenzione, gli attivisti ricordano che "una società che ignora la sofferenza dei più indifesi —umani o animali— perde la propria umanità".
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