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La Casa Bianca avrebbe rifiutato una proposta presentata da funzionari del governo venezuelano che prevedeva una transizione politica graduale e la eventuale rinuncia del presidente Nicolás Maduro entro un periodo di tre anni, come confermato da un exfunzionario del governo statunitense all'agenzia AP.
Secondo le informazioni, il piano proponeva che Maduro lasciasse il potere nel 2028 e trasferisse l'autorità alla sua attuale vicepresidente, Delcy Rodríguez, che completarebbe il mandato presidenziale fino a gennaio 2031.
Lo schema includeva l'impegno che Rodríguez non si candidasse per la rielezione.
Tuttavia, il governo del presidente Donald Trump avrebbe respinto la proposta, ritenendo che “manca di legittimità” e che il regime di Maduro continua a operare come uno “stato narcoterrorista”.
Secondo la fonte citata da AP, l'iniziativa sarebbe emersa da alti livelli del governo venezuelano nel tentativo di alleviare la pressione di Washington, dopo le sanzioni, l'inasprimento diplomatico e i recenti movimenti militari statunitensi nei Caraibi.
Tuttavia, la vicepresidente del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha smentito questo giovedì di aver negoziato con gli Stati Uniti la presunta uscita del presidente dal potere.
"FALSO!! Un altro mezzo che si aggiunge alla discarica della guerra psicologica contro il popolo venezuelano. Non hanno etica né morale, e favoriscono esclusivamente la bugia e la carogna", ha affermato Rodríguez su Telegram riferendosi a un primo articolo pubblicato dal Miami Herald, e ha assicurato che "La rivoluzione bolivariana conta su un alto comando politico e militare compatto e unito attorno alla volontà del popolo".
Negli ultimi settimane, l'amministrazione Trump ha autorizzato operazioni antidroga in acque internazionali vicino al Venezuela, inclusi attacchi contro imbarcazioni sospettate di contrabbando, e ha dispiegato tre cacciatorpediniere missilistici Aegis di fronte alle coste del paese sudamericano.
I rapporti sul piano sono stati inizialmente diffusi dal Miami Herald e successivamente confermati dall'AP. La Casa Bianca non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sul caso.
Durante un atto televisivo questo giovedì, Maduro ha definito le versioni come un "tentativo di dividere il popolo" e ha deriso l'idea che la sua vicepresidente facesse parte di un accordo di successione.
“Qualcuno può credere che la CIA non stia operando in Venezuela da 60 anni? Per favore!”, ha ironizzato il mandatario, facendo riferimento alla conferma di Trump che l'agenzia di intelligence americana è stata autorizzata ad operare nel territorio venezuelano.
Il presunto piano filtrato emerge in un contesto di massima tensione tra Caracas e Washington, dopo il inasprimento delle sanzioni finanziarie e le accuse di narcoterrorismo contro alti funzionari del chavismo.
Dal'inizio del secondo mandato di Trump, il governo statunitense ha avvertito che non riconoscerà alcun processo elettorale né transizione politica che non comporti la immediata uscita di Maduro e la convocazione di elezioni libere sotto supervisione internazionale.
In mezzo alle versioni, Maduro mantiene un discorso provocatorio: insiste sul fatto che “il Venezuela non si arrenderà” e denuncia che gli Stati Uniti cercano di provocare una guerra regionale per appropriarsi delle risorse petrolifere del paese.
La realtà, tuttavia, mostra un regime sempre più sotto pressione, con un'economia collassata, proteste per la fame e blackout, e con il suo principale alleato —Cuba— che sta affrontando anche un deterioramento senza precedenti.
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