Ministro dell'Energia e delle Miniere raccoglie firme di sostegno a Venezuela e i cubani esplodono

“Quando ci sarà la raccolta di firme per protestare contro i blackout, la miseria e la disperazione?”, ha chiesto un internauta, riassumendo il sentimento di centinaia di cubani che hanno denunciato l'ipocrisia delle autorità.

Ministro e dirigenti durante l'eventoFoto © Facebook / Unión Eléctrica UNE

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La più recente iniziativa politica del regime cubano ha scatenato un'ondata di indignazione popolare: lavoratori della Unión Eléctrica (UNE), del ministero dell'Energia e delle Miniere (MINEM) e della società CUPET, guidati dal ministro Vicente de la O Levy, hanno partecipato a un atto di raccolta firme a sostegno del regime del dittatore Nicolás Maduro.

La attività, presentata come un gesto di solidarietà di fronte alla “ostilità dell'impero”, è stata condivisa su social media dalla stessa UNE, che ha pubblicato immagini dell'evento in una sala illuminata, con funzionari del Partito Comunista come testimoni.

Cattura dello schermo Facebook / UNE

Il post, accompagnato da slogan come “abbracciamo il nostro fratello popolo venezuelano” e “lasceremo testimonianza, con le nostre firme, del totale sostegno alla nazione bolivariana”, ha generato un'avalanga di commenti di rifiuto.

La maggior parte degli utenti ha criticato la disconnessione tra la campagna politica e la critica realtà nazionale caratterizzata da interruzioni di corrente interminabili, scarsità di cibo e un crescente malessere sociale.

"E le firme contro i blackout?"

“Quando ci sarà la raccolta di firme per lamentarci dei blackout, della miseria e della disperazione?”, ha scritto un internauta, riassumendo il sentimento di centinaia di cubani che hanno denunciato l'ipocrisia delle autorità.

Altri utenti hanno ironizzato sul fatto che, mentre in un ospedale si chiedono misure di risparmio estremo, la UNE spreca elettricità per illuminare un evento politico che non ha nulla a che fare con il suo obiettivo sociale: garantire energia al paese.

Comentarios como “spendono più elettricità in quell’atto che un circuito completo di una provincia” o “firmate anche per sistemare la situazione elettroenergetica del paese che è pessima” hanno evidenziato l’indignazione di un popolo che soffre quotidianamente a causa dei blackout.

Obbligo, coercizione e disinteresse

Tra i messaggi, diversi cubani hanno insinuato che la partecipazione a questi eventi non è volontaria, ma è parte della coercizione esercitata dal sistema nei centri di lavoro statali. “Ecco che arriva il gregge”, ha scritto un utente, mentre un altro ha commentato: “domani passeranno la lista nei centri di lavoro e nessuno potrà rifiutarsi”.

Ci sono state anche segnalazioni da parte di chi ha denunciato che la raccolta di firme non è altro che un “sondaggio” per misurare la lealtà dei lavoratori, travestito da solidarietà internazionalista. Secondo un commentatore, il vero obiettivo del regime è “sapere quanti lo supportano per convinzione, quanti per paura e quanti sono contrari”.

Tra sarcasmo e indignazione

La pubblicazione della UNE è diventata uno spazio in cui abbondavano beffe e sarcasmo. Alcuni internauti si sono chiesti se quelle firme sarebbero state in grado di "fermare cacciatorpediniere e sottomarini" o se sarebbero servite come "carta igienica".

Altri hanno ironizzato: “Così si fa, dimostriamo che siamo capaci di tutto tranne che di generare l'energia che il paese richiede”.

In mezzo alla frustrazione, non sono mancati insulti ed espressioni di rabbia. "Fanno vergogna", "un governo disgustoso" o "che grande sciocchezza" sono stati alcuni dei qualificativi rivolti al MINEM e alla UNE.

Priorità invertite

Il malcontento dei cittadini ha una causa ben definita: la crisi energetica che affligge Cuba da anni. I black-out prolungati influenzano non solo la vita quotidiana dei cubani, ma anche settori chiave come la produzione alimentare, l'istruzione e la salute.

In questo contesto, il fatto che l'ente responsabile dell'elettricità destini tempo, risorse e personale a un atto politico a sostegno di un altro paese è stato visto da molti come un insulto.

“Perdendo tempo con quelle sciocchezze invece di vedere come sistemano il disastro del sistema elettrico”, ha scritto un'utente. Un altro ha riassunto con una domanda diretta: “Con quelle firme cosa pensano di ottenere?”.

Solidarietà messa in discussione

L'evento ha anche riacceso le critiche sulla politica estera del regime cubano, che dà priorità alla difesa di alleati come il Venezuela o il Nicaragua, trascurando i problemi interni. “Si occupino del loro paese e del loro popolo prima”, hanno insistito diversi commentatori.

La comparazione con altre campagne politiche non tardò a manifestarsi. Molti ricordarono come le scuole, i centri di lavoro e i quartieri siano stati utilizzati per decenni per raccogliere firme, sempre a sostegno di cause ufficiali e mai per permettere ai cittadini di esprimere liberamente il proprio malcontento.

“Raccogliete firme per vedere se il popolo vi supporta o vi disprezza e vi vuole lontano da questo paese”, ha suggerito un utente, convinto che il risultato sarebbe travolgente contro il governo.

Una crepa nella propaganda ufficiale

Sebbene la pubblicazione dell'UNE mirasse a mostrare unità e impegno politico, il risultato è stato contrario: migliaia di cubani hanno espresso pubblicamente il loro rifiuto, evidenziando il crescente divario tra il discorso ufficiale e le preoccupazioni reali della popolazione.

L'atto di firme guidato da De la O Levy passerà come una delle numerose campagne di propaganda politica organizzate dal regime, ma ha messo in luce un elemento significativo: sempre più cubani utilizzano le stesse piattaforme ufficiali per mettere in discussione apertamente le priorità del governo e denunciare il deterioramento della vita sull'isola.

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