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Un giudice federale nello stato della Florida ha respinto la causa per diffamazione da 15 miliardi di dollari presentata dal presidente Donald Trump contro il quotidiano The New York Times e il suo editoriale, dopo aver ritenuto il caso inadeguato e carente di chiarezza e concisione.
Il magistrato Steven D. Merryday, del Tribunale degli Stati Uniti per il Distretto Centrale della Florida, ha definito il ricorso di 85 pagine “decisamente inadeguato e inammissibile”, poiché non soddisfa i requisiti federali di chiarezza e concisione, ha riportato l'agenzia di notizie EFE.
La denuncia accusava il quotidiano di diffamazione e calunnia su larga scala, sostenendo che tre articoli pubblicati tra settembre e ottobre 2024 e il libro Perdente fortunato: come Donald Trump ha sprecato la fortuna di suo padre e ha creato l'illusione del successo, pubblicato l'anno scorso dalla casa editrice Penguin Random House, hanno danneggiato l'immagine di Trump e la sua candidatura presidenziale.
Nella querela si citavano come autori dei testi i giornalisti Peter Baker, Russ Buettner, Susanne Craig e Michael S. Schmidt, e si sostiene che le pubblicazioni contenevano affermazioni false su presunti schemi di evasione fiscale, interviste a ex alleati e confronti dell'ex presidente con un potenziale dittatore.
Trump ha inviato anche lettere al quotidiano e alla sua redazione accusandoli di comportarsi come “portavoce a gran voce del Partito Democratico” e di diffondere falsità maliziose.
The New York Times e Penguin Random House hanno negato le accuse, indicando che la causa era infondata e rappresentava un tentativo di reprimere l'informazione indipendente.
Questa non è la prima volta che Trump litiga contro il mezzo: nel 2018 ha perso una causa riguardante le sue finanze ed è stato costretto a pagare 400.000 dollari per spese legali ai giornalisti coinvolti.
La sentenza rafforza la protezione giuridica della stampa statunitense contro le cause milionarie basate su critiche e inchieste, ricordando che anche un ex presidente non può utilizzare il sistema giudiziario per intimidire i mezzi di comunicazione che mettono in discussione il suo operato.
La confrontazione dell'inquilino della Casa Bianca con i mezzi di comunicazione non è nuova e si inserisce nella sua strategia abituale di discreditare i giornalisti e seminare dubbi sui loro rapporti, specialmente quando la narrativa ufficiale risulta poco credibile e viene messa in discussione.
A giugno, Trump ha criticato The New York Times e la rete CNN, che ha definito “nemici del paese” e “persone cattive e malate” per aver pubblicato rapporti che, secondo il presidente, “cercano di screditare il successo dei nostri piloti e di mettere in cattiva luce gli Stati Uniti”.
ABC, di proprietà di Disney, ha annunciato giorni fa che lo show Jimmy Kimmel Live! sarà sospeso a tempo indeterminato, dopo il monologo di lunedì in cui il presentatore ha commentato l'omicidio dell'attivista conservatore Charlie Kirk.
Secondo i media statunitensi, la decisione arriva dopo che il presidente della Commissione Federale delle Comunicazioni (FCC), Brendan Carr, ha criticato duramente Kimmel e ha minacciato di “adottare misure” contro Disney e ABC.
Durante il suo intervento, Kimmel ha suggerito la possibilità che il presunto assassino, Tyler Robinson, fosse repubblicano e sostenitore di Donald Trump, affermando che “la banda MAGA” cercava di presentarlo come qualcosa di diverso da “uno dei loro” per ottenere vantaggi politici.
La sospensione in ABC è stata annunciata due mesi dopo che CBS ha comunicato la chiusura definitiva di “The Late Show with Stephen Colbert”, una misura che la rete ha attribuito a motivi “puramente finanziari” di fronte al difficile panorama del prime time; i sostenitori di Colbert l'hanno interpretata come una punizione per le sue critiche all'ex presidente Trump.
ABC non ha dettagliato quanto durerà la sospensione né cosa occuperà la fascia dello show. Nel frattempo, cresce il dibattito intorno ai limiti della satira politica e al ruolo dei regolatori sui contenuti trasmessi da reti pubbliche e le loro affiliate.
Domande frequenti sulla causa di Donald Trump contro The New York Times
Perché è stata respinta la causa di Trump contro The New York Times?
La richiesta di Trump è stata respinta da un giudice federale in Florida poiché non soddisfaceva i requisiti federali di chiarezza e concisione. Il giudice ha definito il ricorso di 85 pagine come "decisamente inadeguato e inadmissibile".
Cosa sosteneva Donald Trump nella sua causa contro The New York Times?
Trump accusava il quotidiano di diffamazione e calunnia, sostenendo che tre articoli pubblicati nel 2024 e un libro danneggiavano la sua immagine e la sua candidatura presidenziale. La causa sosteneva che le pubblicazioni contenevano affermazioni false su schemi di evasione fiscale e comparazioni con un potenziale dittatore.
Come hanno reagito The New York Times e Penguin Random House di fronte alla causa?
The New York Times e Penguin Random House hanno negato le accuse, indicando che la causa non aveva fondamento e rappresentava un tentativo di sopprimere l'informazione indipendente. Hanno sostenuto che il caso fosse un attacco alla libertà di stampa.
Quale impatto ha questa sentenza sulla relazione di Trump con i media?
La sentenza rafforza la protezione giuridica della stampa statunitense contro le cause milionarie basate su critiche e reportage investigativi. Questo episodio fa parte del consueto confronto di Trump con i media, che tende a screditare quando i loro reportage mettono in discussione la sua narrativa ufficiale.
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