Una scena insolita e carica di tensione si è verificata recentemente nel comune di San Miguel del Padrón, all'Avana, quando un gruppo di vicini ha deciso di agire di propria iniziativa e catturare una presunta ladra conosciuta nel quartiere per ripetuti furti.
Il momento è stato registrato e diffuso sui social media, provocando un'ondata di commenti, indignazione e riflessioni sulla situazione attuale del paese.
Nel video, di breve durata ma ampiamente virale, si vede una giovane che cammina mentre viene trattenuta per i capelli ed è legata in vita con quella che sembra essere una corda o un cavo elettrico.
Attorno a lei, diversi vicini osservano con una mistura di rimprovero e curiosità, chiedendosi cosa fosse successo.
Secondo uno dei testimoni, la giovane aveva rubato 7.000 pesos e accumulava altre malefatte nel quartiere, il che ha provocato la reazione collettiva.
Giustizia popolare o disperazione sociale?
Sebbene molti abbiano applaudito l'azione dei vicini come un atto di autodifesa, ci sono stati anche coloro che hanno criticato la violenza, l'umiliazione pubblica e la mancanza di intervento da parte delle autorità.
Questo non è un caso isolato: negli ultimi anni è diventato comune vedere video di cittadini cubani che fanno giustizia da soli di fronte all'inefficienza -o assenza- dell'intervento della polizia.
I commenti sui social media riflettono il malcontento generale. Per alcuni, il vero problema risiede nell'abbandono dei giovani e nella mancanza di opportunità:
“Tutti sanno chi è responsabile del fatto che i giovani si dedichino solo a fare cose cattive… non hanno alcun modo di divertirsi né una motivazione.”
Altri lamentano che la situazione sia sfuggita di mano: “Questo è già fuori controllo e non credo nella rivoluzione perché non mi ha mai dato nulla.”
Ci sono anche richieste per una trasformazione più profonda: “C’è qualcosa che si chiama dignità, onore, patriottismo... e questo in quel popolo è stato castrato da anni”.
In contrasto, altri responsabilizzano direttamente la famiglia della giovane detenuta: “I suoi familiari sono i responsabili, che si mettano al lavoro”.
Delinquenza, droga e frustrazione: un cocktail pericoloso
Il consumo di droghe, in particolare del cosiddetto "chimico", è un altro dei grandi timori che aleggia su quartieri come San Miguel del Padrón.
Commenti come "quel San Miguel è pieno di spacciatori" o "il Chimico sta prendendo piede" sono stati ricorrenti e indicano che il deterioramento sociale e morale di queste aree è direttamente legato al traffico e consumo di queste sostanze.
Il dibattito etico: Chi ha la colpa?
Sebbene ci sia consenso sul fatto che il furto non sia giustificabile, emergono anche posizioni contrastanti su come si debba procedere in questi casi.
Alcuni chiedono di esporre pubblicamente i delinquenti: “Tutti stanno affrontando mille difficoltà dentro Cuba, ma il volto dovrebbe essere reso pubblico”.
Altri denunciano il classismo e il razzismo che sottendono a certi commenti:
“Son persone che hanno bisogno di aiuto... oggi vivono nella più assoluta povertà. Per i venditori di droga e i ladri, pena massima. Ma a nessuno importa.”
Un riflesso doloroso del paese
Questo evento, che per alcuni è stato giustizia e per altri un linciaggio senza legge, mette in evidenza lo stato critico della società cubana. La miseria, l'abbandono istituzionale e la perdita di valori hanno trasformato alcuni quartieri in campi di battaglia tra la sopravvivenza e la disperazione.
Como ha sentenziato un utente: “In questo è quello in cui siamo diventati.”
San Miguel del Padrón, come tanti altri angoli di Cuba, si rivela non solo come scenario di un reato minore, ma come simbolo di un paese lacerato tra la necessità e il vuoto di un sistema che non protegge né fornisce più.
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